14 ottobre 2011

E adesso?

Ormai è impossibile tracciare una mappa delle correnti all’interno del PD e tenere conto delle posizioni e delle iniziative che si sovrappongono e contrappongono. Non passa giorno che qualche dirigente piddino non polemizzi con qualcun altro della sua stessa parte. E anche se il consenso, in questo momento, gonfia le vele del partito di Bersani, la sua leadership è messa continuamente in discussione. Il PD è più debole e meno credibile dal punto di vista politico, di quanto registrino i sondaggi dal punto di vista del consenso e – per la legge dei vasi comunicanti – il PDL più forte politicamente di quanto sia realmente dal punto di vista dei voti. 
Come dar torto, quindi, alla cautela del Presidente della Repubblica? Qualsiasi strada si presenti è tortuosa e piena zeppa d’incognite. Senza dimenticare che la storia recente è presagio di cattive pratiche: l’ultimo Governo Prodi, nacque nel 2006 e cadde due anni dopo, lacerato dalle divisioni all’interno dei partiti. Fra rottamatori, conservatori, innovatori, riformatori, il PD sembra un catalogo Ikea del partito fai da te. E, anche in questo caso, tutt’altro da ciò che auspicano il Presidente della Repubblica, l’Europa e i mercati.

Carlo Buttaroni su T-Mag.