14 ottobre 2011

Un esame di coscienza per due

Quei guastafeste dei Radicali l’hanno fatta pure stavolta. E anche se è vero che i cinque (su sei) eletti nelle file del Pd non sono stati così determinanti (dapprima lo ha detto tra le righe Maurizio Lupi, in seguito esplicitamente Dario Franceschini) è altrettanto vero che, rispondendo alla prima chiama al contrario di come le opposizioni avevano stabilito, hanno comunque imposto il loro show. E per quanto l’eventuale mancato raggiungimento del numero legale non avrebbe sfiduciato il governo, se non altro la giornata si sarebbe conclusa con una nuova sconfitta per Berlusconi. Che dopo quella di martedì sul rendiconto dello Stato, hai voglia a vivacchiare. 
Perché i Radicali abbiano deciso di consumare tutti questi strappi, peraltro in poche settimane (dal voto su Romano alla presenza in Aula durante il discorso di Berlusconi che chiedeva la fiducia), non è esercizio legato strettamente all’attualità. Rompere i cosiddetti è nel loro dna (nulla da eccepire sulle nobili battaglie che da sempre hanno contraddistinto l’azione politica di Pannella e i suoi). Meno trasparente, tuttavia, è la ragione per cui abbiano deciso di non entrare più in Parlamento. Beltrandi, deputato radicale eletto nel Pd, dice che è qualcun altro a doversi fare un esame di coscienza. Io credo a questo punto che i soggetti a farselo saranno in due, almeno.