29 novembre 2011

Almeno parliamone

Poco prima dell’estate, un’anziana signora che viveva nel palazzo accanto al mio si è tuffata dall’ultimo piano. Un tonfo incredibile, l’esito del volo potete immaginarlo da soli. Un anno fa, il 29 novembre del 2010, il grande Mario Monicelli decise di porre fine alla propria esistenza allo stesso modo: buttandosi dal quinto piano di un ospedale, stremato da una malattia in fase terminale. 
Non sappiamo fino in fondo perché Lucio Magri abbia deciso di interrompere la sua vita, sebbene non così platealmente. Quello che sappiamo è che lo ha fatto. In tanti invocano il rispetto (che sempre deve essere concesso) dinanzi a questi avvenimenti, ma il silenzio lasciamolo da parte. Credo invece che sia giusto parlarne, confrontarci – favorevoli e contrari – sull’opportunità o meno di erigersi a decisori di ultima istanza. La morale (cattolica) ci imporrebbe un atteggiamento riottoso nei riguardi di coloro che decidono di farla finita perché afflitti da un brutto male e comunque condannati a non scrutare l’orizzonte. Ma con la società che evolve, le nuove abitudini e tutto il resto, è gratificante un muro di omertà tale? Io dico di no, dico discutiamone. Non saprei se quella di Magri sia da ritenersi “innovazione”, ma di certo la posizione (un po’ anche provocazione) di Federico Ferrazza è coraggiosa. E merita un’attenta analisi.