24 novembre 2011

La crisi dei pensieri

Oggi su T-Mag abbiamo ospitato la lettera di un lettore il quale racconta la sua storia di imprenditore online, ovvero la realizzazione di un sito che fa da mappa per lo shopping di lusso. Il pretesto è un nostro recente articolo sul peso di internet nell’economia italiana. Il racconto, ovviamente, è molto interessante perché dimostra una volta di più come grazie a un pizzico di inventiva e ad una buona dose di spirito di sacrificio ogni sogno può essere realizzato. E le tecnologie aiutano, eccome. 
C’è solo uno spunto nella lettera che non mi trova d’accordo: l’immagine delle maniche da rimboccare in determinati periodi piuttosto che in altri, dei giovani che devono farsi largo da sé inchiodati come sono in questa era gerontocratica. Tutto vero, per carità. Però, da che mondo è mondo, sempre è stato così. 
La crisi che stiamo vivendo ha radici molto più profonde, ci obbliga a sacrifici maggiori (che proietto più nel consumismo ad esempio, so che l’autore della lettera adesso me ne vorrà) e ha un po’ impigrito i nostri pensieri. Ragioniamo a compartimenti stagni, quando parliamo di crisi. E non vorrei che di questo passo saremo proprio noi a rallentarne la conclusione.