22 novembre 2011

La fiducia in Monti e il gioco delle figurine

Forse il dato più importante è che gli italiani, il 67%, si ritengono i primi potenziali artefici della ripresa in questa fase di congiuntura economica. È una buona notizia, da un lato, perché indica che gli italiani sanno rimboccarsi le maniche. Lo è meno dall'altro, perché quando a rimboccarsi le maniche sono per lo più i cittadini ciò indica il fallimento della classe dirigente. 
Al di là di questo, c'è un altro aspetto che mi incuriosisce. Giorni fa ho scritto che si finirà con il pretenderlo sempre, un governo tecnico. L'ultima ricerca Tecnè, non a caso, evidenzia come il 61% degli intervistati ritenga il governo a guida Monti adeguato ad affrontare la crisi.
L'indagine potrebbe significare due cose. La prima: che se pure il governo Monti non porta a casa dei risultati a quel punto è difficile immaginare una via di uscita. La seconda: che l'entusiasmo a priori di cui gode il nuovo esecutivo (non possiamo ancora giudicarlo alla prova dei fatti) è inversamente proporzionale alla scarsa fiducia che ha invece caratterizzato le ultime settimane di permanenza a Palazzo Chigi di Berlusconi.
Sulle pagine di Repubblica, Nadia Urbinati ha sostenuto una tesi in fondo non così bislacca: questo governo tecnico è in verità un governo politico. 

Politico nel senso più pregnante del termine perché ha riportato le questioni che interessano il nostro destino – nostro come società e come Paese – al primo posto, come dovrebbe essere (ed è sperabile che ciò restituisca all'Italia una forza di negoziazione con i partner europei che aveva perso e di cui ha bisogno). 

Niente più bunga bunga, niente più apparizioni in video per giustificare questo o quello scandalo, niente più processi (ci auguriamo). Sta tutto qui, per ora, l'entusiasmo della gente di cui dicevo. E poiché la politica è anche immagine e comunicazione, non è poco. Poi, certo, ad ogni gaffe o iniziativa c'è chi adesso è dedito al gioco delle figurine. “Se al posto di Monti fosse stato Berlusconi a dire a fondo...”, “se al posto di Monti fosse stato Berlusconi, in un giorno in cui la Borsa perdeva il cinque per cento e lo spread toccava i 490 punti, a convocare un Cdm per varare il decreto Roma Capitale, lo avrebbero linciato...” (copyright Alessandro Sallusti sul Giornale). Ma questo, appunto, è il gioco delle parti di cui faremmo volentieri a meno, almeno per una volta. Anche perché non fa onore a nessuno (come non lo faceva prima), a ben vedere.