29 novembre 2011

La mia su Martone

Lo ammetto. Quando ho appreso della nomina di Michel Martone a viceministro del Welfare sono stato molto contento. E non perché sia giovane (è un fatto importante, certo, non dirimente), ma perché estremamente competente. Ebbi di lui una bella impressione nel 2008, in occasione di un'intervista per un giornale per cui scrivevo. In seguito non mancò occasione di ascoltarlo in diverse tavole rotonde e l'impressione positiva mi fu confermata. 
Tuttavia che Italia sarebbe se non ci fosse una minima magagna da fare emergere. Così ci ha pensato – giustamente – Ivan Scalfarotto il quale ha ricordato chi sia il padre del professore non ancora quarantenne, vale a dire Antonio Martone, venuto alla ribalta ai tempi della P3. E soprattutto il “piccolo” conflitto di interessi – controllato l'uno, controllore l'altro – in seno al ministero della Funzione pubblica di Renato Brunetta. 
Detto ciò, polemiche a parte, da qui non si scappa. Martone è il nuovo viceministro del Welfare e mi auguro in ogni caso che riesca ad esercitare la propria competenza e le proprie idee con la medesima capacità e convinzione di quando capita di ascoltarlo in televisione o a qualche convegno.