27 novembre 2011

Le (pigre) twitter-classifiche

Circa una settimana fa Wired ha stilato la classifica dei 50 twitteri italiani da seguire. Ed è, a mio modesto avviso, una delle classifiche più insulse che abbia mai letto. Non è una critica diretta a Wired la mia, bensì una personale contrarietà alla pigrizia che da sempre caratterizza chi dovrebbe scovare “talenti” invece delle solite quattro facce note. 
Mettiamola così: i social network, il web in generale, hanno fornito alle persone gli strumenti culturali per emergere. Che in una classifica di questo tipo compaiano cantanti (Jovanotti ad esempio), showman (Fiorello) o famosi direttori di giornali (che so, un nome a caso, De Bortoli) è riduttivo e poco lusinghiero nei confronti di coloro che sono riusciti a crearsi una propria fetta di pubblico nonché una certa credibilità. Nella classifica sono presenti anche nomi meno eccellenti, ma è solo a loro, al limite, che toccava fare riferimento. Per Fiorello è un attimo avere dalla sua migliaia di followers, per DannyBoy è stato senza dubbio più complicato (sono di parte, Danny è un amico e non compare tra i 50 più ganzi di Twitter). Detto ciò, temo che al momento opportuno i cosiddetti nuovi media riflettano ancora la cultura dei media tradizionali volta a esaltare il personaggio più famoso (salvo eccezioni, che pure ci sono). E ciò, sempre a mio modesto avviso, è un peccato. Magari tra qualche tempo mi rimangerò questo post, almeno lo spero. 

P.s. Per chi non l’avesse ancora letta, abbiamo pubblicato una bella intervista a Rudy Bandiera un paio di giorni fa. Su Twitter, of course.