23 novembre 2011

Non solo spread. La strage degli innocenti

L’Italia è il Paese dove si muore per frane e alluvioni. Dove si muore, spesso, di lavoro. Chi capita sovente su queste pagine sa quanto in passato siamo stati sensibili al tema, consapevoli però che la soluzione non è affatto dietro l’angolo. Che i ritardi strutturali, che ci impegniamo nel nostro piccolo a denunciare quotidianamente, non possono essere riconducibili solo al presente. E poiché in verità questi ultimi hanno origine da lontano vanno proiettati al futuro, individuando un percorso sostenibile in grado di evitare il ripetersi di sciagure e disgrazie. È troppo semplicistico scagliarsi contro chi amministra non tenendo conto delle difficoltà che caratterizzano la vita degli enti locali, bloccati come sono tra i mille rivoli della burocrazia. A ognuno, insomma, la propria dose di responsabilità. In Liguria come nei Comuni del messinese travolti in queste ore dal violento nubifrago che tra dissesto idrogeologico e atavica cattiva gestione del territorio (abusivismo, costruzioni sbagliate, impianti fognari obsoleti) ha provocato tre morti, di cui un bambino di sette anni. 
In 24 ore, tanto per non farci mancare nulla, gli organi di informazione hanno riferito di sette morti sul lavoro. Qui lo scenario è anche più complesso, non esiste una suddivisione geografica come per i fenomeni atmosferici. Nessun divario nord-sud: si muore indistintamente a Foggia come a Trieste. Gli strumenti legislativi non mancherebbero, ma le regole rappresentano un costo e di questi tempi, con la crisi che non dà tregua a nessuno, sono piuttosto un sacrificio. 
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in queste tristi occasioni ha spesso ricordato come la prevenzione sia alla base di una maggiore messa in sicurezza delle città e dei luoghi di lavoro. Niente di più vero, non fosse altro che fare prevenzione sull’incuria di anni e anni di pessimi servizi è impresa ardua. Tocca ripartire daccapo, rimboccarsi le maniche ed evitare uno ad uno gli errori del passato. Sburocratizzare e rendere più semplici le procedure per attingere ai fondi europei, alleggerire – almeno in certi casi – il patto di stabilità. Potrebbero essere delle idee, ma non sta a noi indicare una via. Il compito spetta alle istituzioni. Le crisi economiche derivano anche da questi ritardi esiziali che, vanificando una volta di più un paragone sulla bocca di tutti, rendono bene l’idea di come non si viva di solo spread.

(anche su T-Mag)