30 dicembre 2011

Viaggio tra le label indipendenti

Io, per T-Mag

Come si sta evolvendo il mondo della musica (ma oseremmo dire dell’arte in generale)? E’ un interrogativo che ci siamo posti in alcune occasioni, di recente. Stiamo provando cioè a capire quali sono ad oggi i migliori canali di diffusione per promuovere le opere dell’intelletto. Tra questi c’è senz’altro la Rete, ormai è assodato. Ma da sola non basta: servono dedizione e spirito di sacrificio. In che modo? Lo abbiamo chiesto a Francesco Arrighetti, tra i fondatori di una delle etichette discografiche indipendenti più in voga: la Coraline Records. La label, ci viene spiegato, nacque nell’estate del 2009 allo scopo di “promuovere le giovani realtà della scena alternativa italiana”. 

Arriviamo dritti al punto: perché le band emergenti hanno difficoltà a farsi largo nel panorama musicale mainstream? 

Il panorama musicale mainstream è semplicemente inaccessibile per le band indipendenti e per le etichette che le promuovono. I budget richiesti per una promozione efficace nella scena mainstream sono troppo elevati e sicuramente non all’altezza di produzioni indipendenti. Il numero delle band che propongono pezzi inediti, tra l’altro, è elevatissimo e questo impone alle major di selezionare solo pochissimi progetti da produrre. I criteri di selezione, tra l’altro, seguono le “mode” del momento essendo legate quasi esclusivamente alle logiche di mercato e al profitto. Se si considera poi che nel nostro Paese la maggior parte dei generi indipendenti non rientrano nella musica che viene ascoltata dai più, si può facilmente capire come molte e validissime band in Italia non coronino il sogno di diventare delle “rockstar”.