30 dicembre 2011

Buoni propositi (e tanti auguri)

La vigilia di Natale Mario Calabresi anticipava, sul giornale da lui diretto, quello che sarebbe stato il tema più consono agli sgoccioli di quest’anno. Vado a memoria e brutalizzo un po’ il concetto: il 2012 neanche è iniziato che già in molti – analisti, commentatori, sondaggisti, semplici osservatori – lo danno per spacciato. Si guarda, insomma, al 2013 con un cauto ottimismo a lungo termine. Da par nostro c’è più di una buona ragione per considerare il prossimo, non ancora iniziato, quale annus horribilis e i numeri che ci informano sullo stato di salute del Paese (siamo in recessione, in soldoni) sono lì a dimostrarlo. Però Calabresi notava un particolare che nella sua ovvietà è ancora più vero: dovrà essere il 2012 l’anno della ripresa. Non possiamo cioè rimandarla a data da destinarsi, se non poniamo prima le basi. 
Monti, il genero ideale secondo i tedeschi, lo ha suggerito, sebbene troppo timidamente, nella conferenza stampa di giovedì (che lo ha decretato politico honoris causa). E pensando al caro e malato vecchio continente, il 2012 servirà all’Unione europea per decidere, speriamo in maniera definitiva, cosa vorrà fare da grande. 
Non so – né riesco a immaginarlo – come e quando usciremo da un tale pantano. Eppure un poco di sano ottimismo si rende necessario, per quanto dirsi ottimisti di questi giorni sia in verità una corbelleria sesquipedale. Ma crediamoci, andrà tutto bene (cit.). O forse no.