28 dicembre 2011

Il lavoro? “Basta rispettare le regole”

Io, per T-Mag

Archiviata la manovra, ecco la fase due. Sul piatto della bilancia le misure volte alla crescita. Il governo non ha fatto mistero di quelle che sono le priorità, dalle liberalizzazioni alla riforma del mercato del lavoro. Anche se c’è chi, come Roberta Bortone, professoressa di Diritto del lavoro all’università di Roma La Sapienza, ritiene che quest’ultimo aspetto non abbia bisogno di ulteriori riforme legislative. “Ormai sono anni – spiega la professoressa a T-Mag – che, al cambiare delle maggioranze di governo, vengono proposte modifiche anche profonde del diritto del lavoro e cambiamenti troppo frequenti nella regolamentazione corrono il rischio di creare incertezze e di aumentare la litigiosità, con esclusiva soddisfazione degli avvocati. Del resto, il diritto del lavoro italiano è sostanzialmente in linea con le indicazioni dell’Unione europea e con quanto in vigore nei Paesi dell’Europa continentale”.
“Certo – prosegue Bortone la sua disamina -: miglioramenti della disciplina sono possibili, ma si tratterebbe secondo me di piccoli cambiamenti che potrebbero essere adottati facilmente ed in modo condiviso. Quello che manca da noi, piuttosto, e non solo nel campo del lavoro, è una cultura diffusa del rispetto delle regole, cosicché le aziende meno corrette tendono a mettere in pratica meccanismi elusivi, o fraudolenti, o addirittura illeciti che alterano in modo patologico il mercato. Penso prima di tutto al lavoro sommerso, ma anche all’uso dei contratti di collaborazione per mascherare veri contratti di lavoro subordinato. Questi casi dimostrano che non è necessario cambiare le regole, ma che basterebbe farle rispettare. Esattamente come accade in materia di sicurezza del lavoro. È inutile, in occasione di ogni infortunio mortale, invocare un inasprimento delle sanzioni, quando invece si dovrebbe puntare ad un’intensificazione dei controlli preventivi e ad un rafforzamento degli organismi preposti al controllo ed alla prevenzione, che invece spesso sono privi delle risorse necessarie”.