13 dicembre 2011

La sicurezza sul lavoro non è mai troppa

La morte del giovane operaio (appena ventenne) provocata del crollo del palco allestito al Palasport di Trieste per il concerto di Jovanotti accende i riflettori su una questione che abbiamo affrontato più volte su queste pagine: la sicurezza sul lavoro. Non se ne parla abbastanza, ma quasi ogni giorno c’è chi perde la vita. O che, bene che gli vada, subisce un infortunio. Spesso sono lavoratori in nero, pagati una miseria, privi di qualsiasi difesa. 
L’Anmil (Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro) aggiorna sistematicamente – uno ad uno – i singoli casi di morte e di infortuni raccogliendo le informazioni della stampa locale. Tanto per rendere l’idea, a novembre hanno perso la vita oltre 30 persone. 
Certo, il fatto di lunedì è di quelli eclatanti perché coinvolge – in maniera del tutto marginale, sia beninteso – un personaggio noto, il quale scrive il proprio dolore su Twitter e che decide in seguito di sospendere un intero tour. E chissà, magari a causa di tutto ciò, obbliga il mondo dell’informazione – talvolta pigro dinanzi ad avvenimenti del genere – ad indagare un po’ più a fondo e a scoprire che il giovane operaio era lì, a lavorare per cinque euro l’ora. Ma non è questo il punto. 
Al di là delle tutele economiche e contrattuali, al lavoratore deve essere garantita la propria incolumità. Maggiore produttività non significa maggiore esposizione al pericolo, anzi. Né la crisi può considerarsi l’attenuante di questa “guerra a bassa intensità” laddove lo scopo è piuttosto eludere i costi della messa in sicurezza. Si aggiunga inoltre l’errore umano, quella frivolezza ad affrontare la quotidianità che purtroppo è sempre da contemplare. 
Non ci sono morti di Serie A e morti di Serie B. Ci sono persone che si recano al lavoro e che rischiano di non fare ritorno a casa. Avviene nei cantieri più sperduti come nei luoghi di festa e sotto i riflettori. Una condizione assolutamente intollerabile in entrambe le circostanze.

(anche su T-Mag)