9 dicembre 2011

L’Europa a due velocità

Questa mattina tutti i giornali aprivano con “l’Europa a due velocità” dato il possibile accordo sul nuovo patto di bilancio circoscritto ai soli 17 della zona euro. Nel pomeriggio, però, l’accordo ha riguardato anche gli altri Paesi dell’Ue e soltanto Londra ne è rimasta fuori. Così sono scomparse dai titoli, di punto in bianco, le due velocità. 
Ecco, qui si è pronti a scommettere che le due velocità (talvolta tre o quattro a seconda dei casi) tali resteranno perché è difficile credere che le nuove regole avranno degli effetti immediati sulla crisi dell’euro. Voglio dire: già prima c’erano dei vincoli, ma sappiamo a che punto siamo arrivati. Pensare ad un’unione fiscale solo tramite una regolamentazione più rigida e non dotarsi degli strumenti adeguati (ad esempio gli eurobond) significa rischiare di avere speso del tempo inutilmente, Cameron o non Cameron
Il punto è che siamo fin troppo abituati ad annunci di accordi e di intese, prontamente smentite dai fatti al momento opportuno. C’è un solo modo per rafforzare la governance: dotarsi degli strumenti giusti. E senza di essi (altro esempio, una Bce più “regista”) sarà proibitivo uscirne con le ossa intere.