5 dicembre 2011

Perché la manovra è buona, tutto sommato

Su T-Mag ho provato a spiegare in poche parole e alla meno peggio perché la manovra varata dal governo (e contenente misure positive, altre meno) sia da ritenersi tutto sommato buona. Il motivo è semplice e presto detto: tende alla difesa dell'euro, circostanza al momento prioritaria per quanto non percepita in alcuni ambienti fino in fondo. Monti ha specificato più volte che l'azione di governo segue determinati parametri che mirano a Bruxelles. In poco più di due settimane non ci si poteva aspettare niente di più, niente di meno di un mix di correttivi ai conti pubblici e di (timidi) interventi a sostegno dell'economia. 
L'esecutivo si muoverà in due tempi (e bene ha fatto ad accantonare l'aumento Irpef), dopodiché si metterà da parte. E per realizzare tale disegno – oggi Monti non lo ha minimamente nascosto – dovrà accontentare talvolta gli uni (sulle liberalizzazioni il centrodestra, ad esempio), talvolta gli altri (sulla garanzia di una maggiore equità il centrosinistra, per dire). La vera sfida di Monti, insomma (e qui sta l'importanza di avere dalla propria dei tecnici in questa fase), sarà quella di amalgamare le diverse anime, renderne una sintesi e non perdere mai di vista il “grande fratello europeo”. Che intanto quella credibilità in più non guasta. E che poi a rivedere scendere lo spread di parecchio non è male. E che infine, visto che l'asse Berlino-Parigi pensa a nuovi trattati, portarsi avanti con il lavoro non è roba da poco. E pensare a quanto era deleteria l'inettitudine del precedente esecutivo è ora un toccasana. 
Certo, non mancheranno i sacrifici: questo si è capito. Ma per una volta i partiti dovranno essere davvero responsabili, lasciar perdere qualsiasi forma di demagogia. Gioverà anche a loro.