9 dicembre 2011

Quando l’Ue era “la più bella invenzione”

Io, per T-Mag

“Ho cercato di fare muovere l’Europa, ma è l’Europa che mi ha cambiato”. Sembra passata una vita. Era il dicembre del 2008 e così l’inquilino dell’Eliseo, Nicolas Sarkozy, salutava a Bruxelles il semestre francese per fare posto alla presidenza ceca. Ai tempi – la crisi economica era già iniziata, ma le previsioni erano decisamente più rosee – nessuno si azzardava a paventare catastrofi, crollo della moneta unica, piani di salvataggio da decidere in extremis. Per quanto la situazione fosse già complicata, non c’era motivo di temere tragedie (greche e non solo). A sentirlo parlare oggi, Sarkozy, viene spontaneamente da chiedersi in cosa il Vecchio Continente abbia fallito. In queste ore Parigi è apparsa particolarmente in fermento. “L’Europa rischia di essere spazzata via dalla crisi se non riuscirà a riprendersi”, ha detto non molti giorni fa Sarkozy. 
Un presentimento non campato in aria. L’Ue – “la più bella invenzione del XX secolo”, come lo stesso presidente francese la definì nel suo discorso di commiato – si appresta a vivere le sue ore più febbrili. Il vertice in programma a Bruxelles (iniziato giovedì sera) dovrà dare delle risposte concrete al fine di fronteggiare la crisi del debito che ha colpito l’eurozona. E che rischia di estendersi agli altri Paesi, considerata la posizione di Standard & Poor’s secondo cui il rating dell’intera Unione potrebbe perdere la tripla A. Per queste ragioni il duo Merkel-Sarkozy è intenzionato a proporre l’accordo raggiunto in settimana sulla necessità di nuovi trattati che impongano un maggiore rigore e rispetto delle regole ai Paesi membri.