5 dicembre 2011

Twitter, giornalisti e politici

Vittorio Zambardino prende un po’ le distanze da questa frenesia twittera che ha contagiato finanche i politici. E va bene il racconto di una giornata in Aula, ma un ministro è il caso che, in determinate occasioni, rispetti i suoi canonici riti. Con quest’ultima osservazione sono sostanzialmente d’accordo, pur non ritenendo che un esponente di governo debba necessariamente restare fuori dal mondo dei social network, anzi. Anche i vari Twitter e Facebook, però, vanno vissuti con il giusto distacco. E se ciò è vero per una persona comune, figurarsi per un ministro.
Poi ci sarebbero altre cose che di Twitter non mi stanno piacendo ultimamente. Ne dico una su tutte: il tono confidenziale, talvolta troppo confidenziale, che traspare dalle conversazioni tra giornalisti e parlamentari. Non è il massimo, anche se magari è sincero perché si incontrano alla Camera o al Senato tutti i giorni. Però controllato e controllore – mi scuso, so che suona male così – dovrebbero mantenere un rapporto un filino più professionale. 
Forse sono io, eh. E se così fosse cercherò di farmi una risata da adesso in poi.