13 dicembre 2011

Un po’ riformisti e un po’ conservatori

Il presupposto, per banale che sia, è che la manovra perfetta non esiste. Che ci sarà sempre qualcuno scontento, qualcun altro meno. Il gioco è quello delle parti e non ci si può tirare indietro. Però è da chiedersi cosa ci sia di sbagliato nelle società, in particolare la nostra, dove ogni forma di corporativismo è legge di fatto e ogni lobby detta le regole a proprio piacimento. Le stesse categorie, peraltro, che auspicavano fino a pochi giorni fa le riforme ché qui non si cresce, ché qui non ci non ci sono i soldi, ché qui non si arriva alla fine del mese. 
Quando si tenta un approccio, minimo, quasi impercettibile, scatta all’impazzata quel senso di difesa dello status come che fosse un fortino inespugnabile. Sarà battaglia fino all’ultimo, se necessario. E la politica indietreggia, sempre, perché vuoi mettere i voti che si perdono? Mentre noi altri chiediamo riforme ché qui non si cresce, ché qui non ci sono i soldi, ché qui non si arriva alla fine del mese. 
Va bene qualsiasi riforma, purché la si faccia. E a patto che non ci riguardi.