2 gennaio 2012

Fuffa blogghereccia

Ho seguito con scarso interesse, ma allo stesso tempo con una discreta attenzione (sembra una contraddizione, ma fidatevi: non lo è) la discussione sorta a cavallo del nuovo anno sui blog che rifioriranno nel 2012. 
Non ho mai ben compreso le istanze di quanti si impegnino a ricercare particolari spiegazioni sulla durata di uno strumento. Come quelli che, nel periodo del suo boom, si destreggiavano in improbabili pronostici sulla fine di Facebook. Zuckerberg è ancora lì, al suo posto. Twitter è cresciuto tanto negli ultimi anni alla faccia di chi diceva che in Italia non avrebbe sfondato.
E i blog? Come Zuckerberg sono ancora lì, al loro posto. La mole di post è evidentemente diminuita, ma non credo che la colpa sia da ricercarsi esclusivamente nel maggiore utilizzo dei social network. Semmai questi ultimi hanno delineato uno spartiacque tra coloro che intendono animare la rete con una presenza minimalista (ma non per questo frivola) e quanti, al contrario, prediligono una maggiore elaborazione. Senza dimenticare che molti blogger di successo, nel frattempo, sono divenuti giornalisti di fatto che scrivono su testate tradizionali e su quelle online sottraendo un po’ del loro tempo alla cura dei propri spazi.
Se non sbaglio (vado a memoria) la questione è rimbalzata dagli Stati Uniti (non a caso) nell’anno della corsa alla Casa Bianca. I commentatori politici – al di là degli articoli pubblicati sui giornali più o meno prestigiosi – dovranno servirsi dei blog per esprimere attente analisi che altrimenti i 140 caratteri di Twitter non permetterebbero loro. Ed è presumibile che almeno nella blogosfera statunitense si registrerà durante l’anno un notevole traffico sia in entrata che in uscita a fronte di una campagna elettorale sviluppata per lo più sui social network. 
Gli strumenti si amalgamano perfettamente e non è scritto da nessuna parte che gli ultimi saranno la tomba dei primi. Il resto è fuffa autoreferenziale: “Ve lo dicevo, io…”.