11 gennaio 2012

Gli inutili casi mediatici

In parte ne ho scritto già ieri, in due occasioni che apparentemente avevano ben poco in comune. Faccio un breve ripasso, generalizzando un po': alcuni casi mediatici risultano tali perché sono i media stessi ad amplificarne la portata. È stato sempre così, non è che io stia scoprendo l'acqua calda. Mi sto però chiedendo, da qualche tempo, se rendiamo un buon servizio quando raccontiamo dell'ultima “sentenza” di Tizio piuttosto che di Caio riguardo gay, neri o portatori di handicap. Che per loro, Tizio e Caio, si intende, sono froci, negri e inutili menomati. Le associazioni di categoria hanno tutto il diritto di protestare, ci mancherebbe pure. Ma la sensazione, ormai quasi una convinzione, è che più si risponde più si aizzano gli animi di certe menti perverse (non fosse altro che viviamo nel 2012). 
Fateci caso: sono sempre gli stessi personaggi che rispondono sempre agli stessi interlocutori. Tanto per dire, ora va di moda Pontifex. E uno dei più assidui frequentatori di queste tribune è Domenico Scilipoti. Sempre per dire, ovvio. 
Klaus Davi, per la sua Klauscondicio, è tra quanti curano spasmodicamente la scelta dell'ospite. Meglio uno che di certo non le manderà a dire su determinati temi, che so: Santanchè, Mussolini, Giovanardi, Rotondi. O Scilipoti, ovvio. 
In queste sedi non è che invitino persone pacate, che non scateneranno alcun tipo di polemiche. E perché mai dovrebbero farlo? È l'unico modo che hanno per farsi notare. Se la smettessimo, magari, di dare così tanta risonanza a dichiarazioni tanto fasulle – se non altro perché troppo frequenti – forse riusciremmo a evitare le consuete e pretestuose polemiche che ogni giorno leggiamo sui quotidiani. Ma non è di nostro interesse, evidentemente, come quando non possiamo fare a meno di servirci di Facebook. Non comprendendo che i social network sono tutt'al più una fonte, non una notizia.