2 gennaio 2012

Provaci ancora

A leggere l’intervista di Mariastella Gelmini su Libero – un concentrato di frasi fatte che ci ricordano perché, nonostante tutto, è sempre meglio l’attuale governo tecnico del niente di prima – si potrebbe tentare un’analisi a tratti psicologica di come un ministro affronti le proprie lacune. Si tratta di un esercizio di scuola, il cui approccio può fornire risposte interessanti. Dico perciò anche io la mia su neutrini, tunnel e bla bla bla. 

Era il giorno delle congratulazioni ufficiali, una cosa di prassi che si fa regolarmente in un ministero in presenza di una scoperta importante. Ero al Quirinale, non mi ricordo neanche per che cosa. Sapete benissimo come funziona, un ministro mica può passare al setaccio e approvare tutti i comunicati stampa del mondo. Chi dice il contrario mente. Il comunicato io l’ho visto purtroppo, ma il giorno dopo. Lì ho capito la grande forza della rete e la capacità della sinistra di strumentalizzare qualunque cosa. Un casino incredibile. Mi ha dato molto fastidio. 

La frase che ho evidenziato di per sé non vale un granché. A chiunque può capitare di essere stato in un posto e di non ricordare il motivo, niente di grave. Un po’ meno, tuttavia, se a dimenticarselo è una che fino a poche settimane fa era ministro della Repubblica.
Ne emerge quindi il quadro di una persona spaesata che 1) ricorda che era in un altro posto (non un posto in cui ci si reca tutti i santi giorni, ma tant’è) e non rammenta perché; 2) ammette che neppure sapeva cosa avrebbero scritto sul comunicato stampa di congratulazioni per la scoperta scientifica (semplicemente informarsi, che è cosa minima rispetto a “passare al setaccio”); 3) afferma che, incurante della polemica dilagata in poche ore, se ne è preoccupata soltanto l’indomani; 4) dichiara di non avere compreso che la Rete è solo un megafono e che nessuno ha strumentalizzato un bel niente. 
Insomma, di primo acchito sembrerebbe che la vicenda del tunnel e dei neutrini le abbia insegnato davvero poco. Attendiamo fiduciosi, sarà per la prossima volta.