3 maggio 2012

Non siamo mica gli americani (sul web)

Solo il 25% dei nostri politici ha un sito internet. Negli altri Paesi sono molti di più. E anche sui social network, luoghi in cui l’interazione con i cittadini dovrebbe risultare più semplice, appena il 21% dei parlamentari italiani fa sentire la propria voce, mentre nel Regno Unito sono il 49% e negli Stati Uniti il 70%. Facebook è in ogni caso la piattaforma più utilizzata (35,6% del campione), ma di almeno il 44,5% dei parlamentari in Rete non vi è traccia. 
Ora, detto tra noi: che i politici italiani siano poco avvezzi alle nuove tecnologie non lo scopriamo certo oggi. Ma a fotografare in modo ineccepibile una così evidente lacuna è Sara Bentivegna, professoressa di Comunicazione politica all’Università La Sapienza di Roma, nella sua pubblicazione Parlamento 2.0 (Franco Angeli, 2012). “Credo – spiega Bentivegna a T-Mag – che alla base di questo ritardo ci siano due fattori. Il primo è la stabilizzazione tecnologica del nostro Paese. Stando ai più recenti dati Istat ed Eurostat, l’Italia occupa le ultime posizioni del settore digitale e le carenze strutturali hanno una rilevanza notevole in questo senso. Il secondo fattore è di tipo culturale, invece. La nostra cultura non incentiva questo modello di interazioni e molto, a mio avviso, dipende dalla legge elettorale. Con l’attuale sistema, infatti, che non prevede un contatto diretto tra candidato e cittadino né alimenta il processo di constituency, i politici non sono motivati a intrattenere rapporti con gli elettori”.

(continua su T-Mag)