9 maggio 2012

Verrà anche il nostro momento

Quest'ultima tornata elettorale mi ha appassionato molto molto poco. Nel mio piccolo, nonostante il lavoro mi abbia imposto altro, sono stato più attratto dalle elezioni in Francia, Grecia e Serbia. Il perché è presto detto. Credo che il voto – è stato così in tutta Europa – sia figlio del suo tempo e che si stia discettando al riguardo più del dovuto. Le amministrative hanno sancito il successo del Movimento 5 Stelle, ma soprattutto hanno decretato quello di Grillo come un nuovo, vero partito. Altro che antipolitica, insomma. Certo, il crollo del centrodestra è evidentissimo e ci sono da capire alcune situazioni, a partire da cosa ne sarà del Terzo Polo dopo l'archiviazione di Casini. E poi quali strade intenderanno percorrere Pd e Pdl in vista dell'appuntamento nazionale e con quale sistema. Ma ciò era tale ben prima dell'ascesa definitiva di Grillo (che Pagnoncelli dà ora al 15%). Io non riesco a vedere questi grandi stravolgimenti, non più di quanto non avvenne all'insediamento del governo Monti (primo e ancora unico crocevia dell'attuale fase di transizione, a dirla tutta). E in secondo luogo perché le ultime consultazioni sono state depauperate del simbolico valore che generalmente viene attribuito all'analisi sullo stato di salute dell'esecutivo in carica. Potevano essere un test per i partiti? Fino a un certo punto: si è verificato esattamente quello che osservatori e sondaggisti avevano previsto nelle settimane antecedenti. Tant'è che gli stessi partiti non si sono spesi con la consueta verve. Anzi, per non smentirsi mai, laddove hanno potuto hanno persino recato ulteriori danni. 
Al contrario in Francia, in Grecia e in Serbia si è deciso, o si sta decidendo, molto sul futuro immediato dell'Europa. Da noi non è ancora giunto il momento, la prova del nove verrà più in là.