20 ottobre 2012

Ciao

Alla fine te ne sei andata. Cosa c'è di strano? Capita a tutti di farlo. Ma a forza di ripeterlo, quasi non ti credevamo più. Eri un po' come Robocop, solo che in miniatura. 
Oh, 93 primavere non sono poche. Tutte trascorse in formissima, poi. Io nel frattempo ho messo pure qualche capello bianco. Celavi in un corpo così minuto una forza sovrumana, tu che hai cresciuto da sola i tuoi figli con una grandezza d'animo e una determinazione che non so quante persone al mondo possono vantare. Superman? Batman? Eh, ma non sono di questo mondo. Appunto. Per me eri il retaggio di un'epoca che non avrei potuto conoscere se non attraverso i tuoi occhi. 
Si è fatto sempre tutto a modo tuo: guai a spostare un vaso o un bicchiere in casa. Salvo che non fossi tu a chiederlo, ovvio. Spesso confondevi i nomi di figli e nipoti, ma ho sempre avuto il sospetto che qualche volta ti sei presa gioco di noi e che sotto sotto ti ammazzavi dal ridere. Anche da giovane, per quanto io giovane non ti abbia vista mai. Tu eri così, svampita e allo stesso tempo capace di analisi che avrebbero fatto arrossire persino Wittgenstein. Altro che Serie A o Serie B, eri una fuoriclasse.
Sei stata forte fino all'ultimo respiro, lo so. E guarda che non me la sono presa perché non mi hai riconosciuto quel pomeriggio. Suppongo che avessi ben altro a cui pensare. 
Sì, oggi ti vengo a salutare, promesso. Anzi, scusa se non mi sono fatto vedere in questi giorni, ma io non sono forte come te. Prima di uscire, però, mi togli una curiosità? A che caspita ti servivano quelle tazzine che non ti ho più preso?