26 ottobre 2012

Un Paese “normalizzato”?

Oggi Mario ha voluto vincere facile quando, su Twitter, mi ha avvertito del post (questo) pubblicato sul suo – per fortuna – redivivo blog, nella convinzione che io condividessi il suo pensiero. Mario argomenta in diversi punti perché un Monti-bis, date alcune condizioni non ancora favorevoli, non sarebbe un dramma. Sono d'accordo con lui, ha ragione. Epperò. 
È accaduto che poco meno di 48 ore fa Silvio Berlusconi abbia deciso, finalmente, di non ricandidarsi. Anzi, di compiere addirittura un passo indietro. Basterebbe questo a fare dell'Italia un Paese migliore? Ovviamente no. Anche perché era già nell'aria, alla faccia di chi in estate si diceva convinto dell'ennesima discesa in campo del Cav. Sappiamo tutti in che modo Berlusconi sia stato in grado di costruirsi una carriera politica da manuale, tra sondaggi commissionati ad hoc, marketing, spot, televisioni, promesse roboanti e soldi. Tanti soldi. È come scrive Stefano, su Sfera pubblica. La parabola di Berlusconi è stata un'allucinazione, ancor più evidente nell'epilogo. Ma la verità, vuoi e non vuoi, è che la resa di Berlusconi non è avvenuta dinanzi ad un avversario politico più convincente o più capace. È avvenuta al cospetto di un ciclo giunto a conclusione, perché è la storia – sempre – a decretare inesorabilmente la fine. Per dirla con Lerner, Berlusconi è ormai un uomo indebolito politicamente. Questa è l'unica correlazione che vi può essere con la condanna di oggi a quattro anni e l'interdizione dai pubblici uffici nell'ambito del processo Mediaset. Il resto è fuffa. 
Berlusconi potrebbe candidarsi anche se condannato in primo grado. Lo spiega Stefano Ceccanti su Twitter: “Secondo la Corte cost sentenza 141/1996 non si potrebbe comunque prevedere incandidabilità se sentenza non definitiva”. Fermo restando, inoltre, che l'interdizione, in quanto pena accessoria, verrebbe applicata solo a condanna passata in giudicato. Berlusconi non si candida non perché non possa, ma perché consapevole della sconvenienza. È il cerchio che si chiude. Ma l'Italia orfana di Berlusconi non lo è ancora del berlusconismo, prodotto culturale antecedente e che ha recato talvolta danni maggiori. Dunque Berlusconi, dopo vent'anni, si è interdetto politicamente da solo. Ha giocato d'anticipo sui nemici, i suoi sgherri e persino sui giudici. 
Sempre convinti che il nostro sia un Paese “normalizzato”?