9 novembre 2012

Datemi un tweet e vi solleverò il mondo

Questa immagine ha creato un casino. Non so se anche in America, ma in Italia a quanto pare sì. E non che la cosa mi appassioni sul serio, né avrei voluto scriverne se non fosse che oggi ho passato una mezz’ora abbondante a parlarne con un collega ed amico (su Twitter, of course). Mettiamola così: (astenersi permalosi, grazie) i guru in Italia sono (spesso, non sempre) intoccabili o almeno credono di esserlo. Mettiamola poi in quest’altro modo: le relazioni online hanno creato due schieramenti; il primo di coloro che stanno sui social network perché altrimenti si è apolidi e fuori dal tempo, il secondo di coloro che ci “capiscono”. Quest’ultimo gruppo, a sua volta, consta di due sottoinsiemi: quelli che ci capiscono “tecnicamente” e quelli che sanno di dinamiche online, campagne virali e marketing 2.0. C’è anche chi capisce di entrambe le cose, certo, ma dai due livelli di conoscenza non si scappa. Ecco, il guru è colui che discetta su ogni battito d’ali che avviene online, l’analizza e lo giudica.  
Peccato che stavolta la montagna abbia partorito un topolino. Nessuno – dico nessuno –, tra quanti hanno fatto l’alba per seguire le presidenziali statunitensi, ha pensato anche per un solo istante che l’immagine diffusa tramite l’account Twitter di Obama potesse essere un’istantanea volta a celebrare la rielezione. Che la foto fosse antecedente, era chiaro. E persino la didascalia aiutava a comprenderlo: Four more years. Una scelta strategica dello staff di Obama, un’immagine fortemente emotiva, la più retwittata di sempre
Ok, ha ottenuto un numero superiore di like su Facebook. E quindi? Al di là degli utenti attivi presenti sui due social, è evidente che la moda del momento sia spulciare le conversazioni brevi di Twitter anziché quelle talvolta più prolisse di Fb. E i giornali, in questo senso, sono pigri (altra scoperta dell’acqua calda). 
Non si è trattato di un “falso storico” né di una “piccola truffa”, ma di qualcosa di più semplice: la selezione di un’immagine tra le migliaia di cui dispone in archivio lo staff presidenziale statunitense. In Italia siamo riusciti a trasformarlo in un caso.