3 novembre 2012

Dipietrismi che furono

Antonio Di Pietro ha tutto il diritto di difendersi dalle accuse che gli sono state rivolte in questi giorni. Accuse vecchie, a dire il vero, che però Tonino non è riuscito a dribblare nel servizio di Report. Gli sviluppi di questa vicenda aprono un'altra questione, politica e più immediata. L'attacco di Donadi non è legato esclusivamente alle case di Toto e Anna, va oltre: può l'Idv definirsi ancora oggi un partito collocato nella dimensione europea o è una forza di protesta piegata al grillismo? Perché, badate bene, il sodalizio tra l'ex pm e l'ex comico non è affare delle ultime ore, ma parte da molto lontano sebbene con diversi strappi a intervalli di tempo più o meno regolari. E il caso vuole che Di Pietro rischi di uscire di scena nel momento in cui a perdere peso è soprattutto l'arcinemico Berlusconi. Del quale ha emulato la gestione del partito: niente opposizione interna, ambigua scelta dei candidati, concentrazione mediatica su di sé, leadership incontrastata, linguaggio omologato al pensiero unico e identitario. E ora che deve difendersi utilizza le medesime tecniche dialettiche: quello in atto contro di lui, in soldoni, è killeraggio politico. 
Una lancia a suo favore possiamo comunque spezzarla. Di Pietro, a differenza di Grillo, non ha mai improvvisato la sua personale azione politica. Anche se adesso sta avvenendo l'esatto contrario. L'endorsement per Tonino al Quirinale è un educato e rispettoso invito a farsi da parte. Gli elettori duri e puri dell'Idv - avrà immaginato Grillo -  potranno sempre trovare rifugio nel M5S.