13 novembre 2012

Eppur si muove (ma l’America è lontana)

A leggere qua e là mi sembra di capire che tra gli aspetti positivi del dibattito di ieri sera su SkyTg24 tra i candidati alle primarie del centrosinistra – i Fantastici 5 Bersani, Renzi, Vendola, Puppato e Tabacci – ci sia il fair play che ha caratterizzato la serata. Un fatto che, secondo illustri osservatori, ha permesso al “centrosinistra tutto” di uscire vincitore dal confronto. Non so, forse è la novità di un dibattito all’americana che in Italia non si era mai visto, ma la riflessione è tipica di chi ragiona in piccolo. A parte alcune punture di spillo tra Renzi e Vendola, peraltro molto pacati entrambi, avrei voluto assistere a qualche scazzo tra i contendenti. Non per farci il titolo l’indomani, ma per capire in via definitiva quali differenze ci siano nelle proposte programmatiche di ognuno di loro. Anche qui, precisiamo: non che i candidati non abbiano rimarcato le proprie convinzioni, però neppure hanno osato quel minimo capace di provocare reazioni o repliche degne di nota. Il loro è stato un volemose bene e che vinca il migliore.
Sia chiaro: a me il dibattito è piaciuto e anche tanto. Complimenti a Sky per l’iniziativa, complimenti ai candidati per avere accettato il confronto televisivo. Nel centrodestra i tempi per qualcosa del genere non sarebbero maturi, né – tolte poche eccezioni – i personaggi sarebbero all’altezza dell’evento. Tuttavia l’America è lontana e dobbiamo farcene una ragione, non solo geografica, ma di sistema che governa le dinamiche politiche in Italia. Le primarie, tanto per iniziare, sono uno strumento nuovo e ci vorrà ancora del tempo prima che svolgano una funzione dirimente per le sorti del Paese e non solo del partito di riferimento. Negli Stati Uniti è diverso (qualcosa avevo accennato anche qui), lì durante la competizione non si scambiano troppi salamelecchi come dimostra questo botta e risposta, risalente a gennaio, tra Romney e Santorum.


Ovviamente, Romney e Santorum che litigano fanno testo fino a un certo punto. Le primarie statunitensi – democratiche e repubblicane – si svolgono su singoli Stati che da soli sono tre, quattro volte l’Italia e riflettono non un candidato premier, bensì il futuro (possibile) comandante in capo. Altro sistema, altro vigore. Però non è che non sia lecito prendere un po’ di spunto, se è il caso, su alcuni specifici temi. Anche i commenti post-dibattito via Twitter dei protagonisti rendono l’idea di come il confronto sia stato un ottimo spot per il centrosinistra e poco più. 
C’è Bersani che, da segretario del Pd, si gongola per il bel gruppetto messo in piedi grazie a lui (altrimenti Puppato e Renzi avrebbero passato la serata chissà dove).


Renzi invece è un amministratore, uno che la stanchezza non la sente.


Vendola appare impacciato ed emozionato.


Puppato ha tante cose da dire, ma i tempi del dibattito erano troppo serrati (lei più degli altri ha necessità di farsi conoscere).


Infine Tabacci, che ha l’aria di quello che pensa: “Oh, me la sono cavata niente male eh?”