5 novembre 2012

Il punto della situazione a poche ore dal voto

La promessa più grossa, il candidato repubblicano a vicepresidente degli Stati Uniti, Paul Ryan, l'ha fatta alla convention del suo partito a Tampa a fine agosto. “Mitt Romney ed io abbiamo un piano per creare 12 milioni di posti di lavoro in quattro anni. E lo faremo riducendo la spesa pubblica sotto il 20% del Pil. Rimetteremo l'America in piedi”. Nel frattempo – al di là di promesse roboanti – i dati sulla disoccupazione sembrano volgere a favore del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Il tasso di disoccupazione, infatti, si è attestato nel mese di ottobre al 7,9% e sono stati creati 171 mila nuovi posti di lavoro, quando gli analisti ne avevano previsti 125 mila. Il dipartimento del Lavoro, poi, ha rivisto al rialzo i numeri di settembre, da 114 mila a 148 mila nuovi posti. Ad agosto, invece, il dato è stato corretto da +142 mila a +192 mila. 
Sono cifre importanti per la Casa Bianca, molto più perché giungono a poche ora dal voto che sancirà chi, tra Obama e Romney, guiderà gli Stati Uniti nei prossimi quattro anni. Ma lo staff presidenziale ha ostentato in questo senso un cauto ottimismo e non sappiamo quanto i nuovi posti di lavoro possano influenzare l'esito delle urne. E ciò è vero nonostante l'economia sia il tema trainante di questa campagna elettorale che volge ormai al termine. La consapevolezza di un Paese che ha bisogno di sentirsi dire qualcosa di rassicurante è evidente in entrambi i candidati. Sul piano economico – creazione di nuovi posti di lavoro, rilancio del comparto automobilistico, piano energetico, tassazione – tanto Obama quanto Romney hanno cercato di convincere l'elettorato illustrando le proprie ricette. Nel mese di ottobre, ha affermato Obama in un recente comizio in Ohio, “sono stati creati più posti di lavoro che negli ultimi otto mesi, l’industria automobilistica è di nuovo al massimo, il settore immobiliare è in rialzo, abbiamo fatto progressi reali”. Ma, è stata in soldoni la riflessione conclusiva del presidente uscente, c'è ancora molto da fare e per ultimare quanto di buono proposto sinora è necessario rinnovargli il mandato. Al contrario Romney ha più volte sostenuto che Obama abbia fatto poco per superare la crisi (Obama isnt'working, è stato lo slogan di una campagna repubblicana), lo ha definito in diverse occasioni un “burocrate” e ritenuto la politica della Casa Bianca troppo timida nei confronti di una concorrente sleale quale sarebbe la Cina. In tutta risposta lo staff presidenziale ha immaginato l'America dopo i primi cento giorni di amministrazione Romney.


(continua su T-Mag)