1 novembre 2012

La sfida degli endorsement

A pochi giorni dal voto statunitense è interessante osservare come la stampa d’oltreoceano si schieri a favore dell’uno o dell’altro candidato. La pratica – endorsement – è molto diffusa tra i media di tradizione anglosassone e un quotidiano che sostiene un pretendente alla Casa Bianca è in grado di spostare molti consensi o almeno di “veicolare” gli indecisi. Resta da capire quanto ciò sia vero ancora oggi, in un momento particolare, in cui determinati temi – su tutti l’economia, il lavoro e il welfare –, hanno un impatto diretto sulle persone al di là del parere, più o meno accademico, che una testata può esprimere al riguardo. L’endorsement non è prassi consolidata in Italia e quando qualche autorevole giornale ha tentato un approccio di questo tipo ha scatenato un certo vespaio. Ne sa qualcosa Paolo Mieli, ex direttore del Corriere della Sera. Alla vigilia delle politiche del 2006 il quotidiano di via Solferino ammise la propria preferenza per un governo di centrosinistra, scatenando non poche polemiche. In America, al contrario, è tutto lecito, tutto assolutamente consentito. E sui giornali Obama va più forte di Romney, anche se non mancano le sorprese. 

L’inquilino della Casa Bianca ha incassato i favori del Washington Post (che gli ha dedicato un lungo editoriale auspicando il secondo mandato, non senza però risparmiargli qualche critica) e del New York Times secondo cui il presidente avrebbe ottenuto grandi successi durante i primi quattro anni di amministrazione e in queste ultime ore anche del prestigioso Chicago Tribune. Contraltare a favore di Mitt Romney, il New York Post di Murdoch. Al candidato repubblicano è giunto il sì anche del Detroit News. Il quotidiano della capitale del Michigan ha “ringraziato” Obama per avere salvato il comparto automobilistico (quello del presidente uscente è stato “uno straordinario contributo” per la tenuta di General Motors e Chrysler , scrive il giornale), ma reputa l’ex governatore del Massachusetts più affidabile in economia. Dalla parte di Romney si sono schierati inoltre Orlando Sentinel, New Hampshire Union Leader, Las Vegas Review-Journal e Columbus Dispatch. Il Reno Gazette-Journal (alla stregua dell’Orlando Sentinel) ha scelto anch’esso Romney in controtendenza rispetto al 2008, quando decise di appoggiare la corsa di Obama ai danni di McCain. Altro endorsement importante a favore di Obama, invece, è quello del Los Angeles Times. E ancora: Tampa Bay Times, Denver Post, Cleveland Plain Dealer e Philapdelphia Inquirer. The Salt Lake Tribune, il maggiore quotidiano dello Utah, nonostante la “vicinanza” anche geografica al mormonismo di cui Romney fa parte, ha sentenziato a sostegno di una rielezione di Obama. 
Negli ultimi giorni è arrivato l’endorsement per Romney del Des Moines Register, importante quotidiano dell’Iowa. Si tratta di una posizione di peso, non fosse altro che l’Iowa è uno degli Stati indecisi e molto più perché segue una serie di indiscrezioni trapelate nei giorni scorsi che volevano Obama esortare il giornale – dopo un’intervista concessa al direttore – a “endorsare” per lui. 
Oltre agli endorsement della stampa non mancano quelli “politici”. A fine settembre era stato il presidente del Venezuela, Hugo Chavez, a schierarsi per Obama (ma dubitiamo che sia per lui un argomento spendibile in campagna elettorale). Nelle ultime ore l’ex segretario di Stato dell’amministrazione Bush, Colin Powell, pur ribadendo di sentirsi profondamente repubblicano ha ammesso di appoggiare Obama. Del resto come già fece nel 2008.

(anche su T-Mag)