29 novembre 2012

Una manna dal cielo

Vorrei andare un po' controtendenza. Che il centrodestra non faccia più le primarie è deprecabile non per la questione in sé, che anzi si potrebbe arrivare a considerare una manna dal cielo, ma perché la decisione giunge a seguito dell'ennesimo colpo di coda di Silvio Berlusconi. Le primarie sono una cosa seria – sarebbe il caso di metterci d'accordo su questo – e non vanno fatte tanto per farle, per emulare una parte che sta tentando di “istituzionalizzare” uno strumento in origine non nostro. Che se sfruttato al meglio può rivelarsi una macchina acchiappa-consensi, mentre al contrario – una farsa, cioè – provocherebbe esiti assolutamente negativi. Le primarie sono un momento di competizione “alta”, ne va del futuro del Paese. La festa democratica di domenica scorsa, di cui si è parlato a lungo per giorni, si esaurisce in vista di un ballottaggio al vetriolo in cui entrambi i contendenti non hanno alcuna intenzione di cedere terreno all'altro. Ed è giusto che sia così, ne va del futuro del Paese (a patto che non si trasformi in una sorta di resa dei conti interna e pure là, talvolta, c'è motivo di temere il peggio). 
Nel centrodestra tutto questo non c'era, né ci sarebbe potuto essere nelle prossime settimane. L'offerta politica è nulla, l'implosione è sotto gli occhi di tutti. Eppure, il Pdl, resta succube di un leader tuttavia stanco. Che il centrodestra non faccia più le primarie è una buona notizia. Prima deve essere in grado di modellare un'esistenza senza B.