14 dicembre 2012

#primarieparlamentari: il dibattito

In primo luogo, le primarie non compensano perfettamente il deficit di democrazia insito nelle liste bloccate previste dal Porcellum. Alle elezioni politiche voteremo ancora una volta il simbolo del partito e la lista bloccata collegata: è quello il momento che davvero conta, che davvero lega rappresentanti e rappresentati. Chi vincerà le primarie, chi sarà ai primi posti delle liste potrà, in linea di principio, anche non fare campagna elettorale, dal momento che la sua futura elezione è certa. Questo slittamento del momento in cui si sancisce il legame di rappresentanza da un’elezione a suffragio universale ad un’altra sostanzialmente consistente in un affare di partito è già un difetto irriducibile di questo tentativo di compensazione. Alle primarie, quindi, sarebbe almeno il caso di aprire le porte a tutti, per poter dire a chi soltanto l’ultimo giorno deciderà di apporre la sua crocetta sul simbolo del Pd: “questi sono anche i tuoi rappresentanti, perché quello che conta è che avresti potuto sceglierli alle primarie”. Un discorso così può suonare sofisticato, ma in realtà non è altro che la differenza tra primarie a suffragio universale, che tra l’altro possono attirare molta più gente, e primarie ristrette, indubbiamente meno partecipate.

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Le primarie del Pd si svolgeranno in un clima singolare e a poche settimane dal successo di partecipazione delle primarie di coalizione. Se poi si guarda al di fuori del partito guidato da Pier Luigi Bersani, il panorama è desolante. Da una parte il Movimento 5 Stelle, travolto dalle polemiche interne seguite all’insuccesso delle “parlamentarie” on line e dall’espulsione dei dissidenti Salsi e Favia; dall’altra un Pdl in perenne stato confusionale, con Berlusconi che lancia e ritira la sua candidatura quotidianamente. Per non parlare di un eventuale passo indietro del Cavaliere, nel caso in cui Monti decidesse di ricandidarsi. Lo stesso Monti, peraltro, a cui il Pdl ha negato la maggioranza in Parlamento.

Marco D'Egidio e Giacomo Rossi, sulle primarie per i parlamentari del Pd.