17 gennaio 2013

I minorenni e i Compro Oro


I Compro Oro spesso non hanno goduto di buona pubblicità. In più di un’occasione, in passato, è stata paventata l’ipotesi di un mercato nero nonché il rischio di diverse attività illegali. Però metteteci tutte le componenti del momento – la crisi, la restrizione dell’accesso al prestito bancario, le spese improvvise – e otterrete le opportune risposte sul perché di un successo così vasto per tale modello di business. I Compro Oro, che piaccia o meno, sono a loro modo uno spaccato della società odierna. Il Codacons ha recentemente stimato il giro di affari in 14 miliardi di euro. L’8,5% degli italiani, ha rilevato invece l’Eurispes, ha fatto ricorso alla vendita di oro in questi esercizi commerciali che non a caso sono quadruplicati negli ultimi due anni. Chiunque abbia bisogno immediato di liquidi può recarsi in un Compro Oro e vendere qualche gioiello. Anche i ragazzini. Ma non creiamo equivoci: ai minorenni non è consentito vendere alcunché. “Ma alle volte può capitare che utilizzino espedienti per aggirare le regole”. 

Alberto (per ovvie ragioni il nome è di fantasia) lavora in uno dei tantissimi Compro Oro di Roma. Basta girare l’angolo per trovarne almeno uno. Alberto racconta che durante le ore passate al negozio ha a che fare con ogni tipo di persona, anche con i minorenni. “Di norma – tiene però a precisare – vengono quelli appena maggiorenni o alcuni ragazzi stranieri. Spesso si ha la sensazione che stanno vendendo qualcosa di nascosto dalla famiglia. Lo intuisci, ad esempio, quando un ragazzo porta con sé un oggetto da donna, vecchio, stile anni ’80”. E i non ancora diciottenni? “Alcuni sono passati di qui qualche volta”, ammette Alberto. “Per vendere è necessario autenticarsi tramite documento di identità. Perciò, se vengono soli, non possiamo comprare l’oro”. E se vengono accompagnati? “Esatto. Se vengono accompagnati da un maggiorenne che si assume la responsabilità al loro posto, allora potranno vendere”. Nulla di proibitivo: è sufficiente presentarsi con l’amichetto un po’ più grande. 
L’ultima volta, ricorda Alberto, è stata quasi surreale. Due ragazzini, zaini sulle spalle, non potendo vendere gli oggetti hanno fermato una signora in strada pregandola di registrarsi per loro. La signora lo ha fatto, pur chiedendo ai due giovani: “Ma i vostri genitori lo sanno?”. E i due, poco convinti: “Sì, sì”. “Oggi l’oro sta sui 28 euro al grammo”, chiarisce Alberto. Un ciondolo può valere in media 50 euro. Una catenina anche 100-150 euro. I due ragazzini dell’ultima volta hanno ottenuto l’uno 45 euro per un braccialetto, l’altro 50 per un lingotto di argento puro. È una procedura semplice, insomma. Buona per racimolare qualche soldo. Per comprare una felpa o per uscire. Per farci qualsiasi cosa. “Ovviamente non possiamo opporci se c’è un maggiorenne a fare da garante – afferma Alberto –. Se i minorenni non sono accompagnati li rimandiamo a casa, ma spesso tornano con amici o parenti”. E quella dell’amico è la strategia più utilizzata. “C’è un ragazzo di 18 anni che spesso il pomeriggio è qui davanti al parco. Aspetta i suoi amici stranieri e siccome per registrarsi servono documenti italiani, lui si fa carico della vendita degli oggetti che questi ultimi gli consegnano. Presumo prenda una mancia per il favore reso”. 
“Non scriverò dove lavori”, assicuro ad Alberto. 
“Figurati”, mi risponde. “Tuoi colleghi sono già venuti con le telecamere nascoste per un programma in tv. Volevano scoprire chi compra senza registrare il documento. Ma non è il nostro caso”.

(anche su T-Mag)