7 febbraio 2013

Perché in fondo, chissenefrega

Si dirà che articoli del genere su Twitter li scrive, guarda caso, chi twit-star non è. Ed è vero, per carità. Tuttavia non posso esimermi dall'osservare – banalità del giovedì pomeriggio – che c'è una potenziale twit-star dentro ognuno di noi. E in questo Stefano ha assolutamente ragione. 
Mi sono andato a riguardare cosa ho scritto in passato su Twitter e ho verificato di essere passato dal pieno entusiasmo (anche perché l'ho sempre preferito a Facebook) al più recente scetticismo. Ciò è dipeso da quella fenomenologia tipica dell'essere umano che già in passato aveva contagiato la blogosfera, come spiegava qualche tempo fa il buon Mario
Ora, io che twit-star non sono mai stato, in che modo avrei opportunità di emergere più di quanto non sia riuscito finora? È difficile a dirsi e forse una ricetta non c'è. Nel senso: a volte anticipo contenuti che fra un attimo leggerete nelle timeline di persone più o meno note. Io avrò due, tre retweet. Lui/lei ne avrà, che so, un centinaio in pochi minuti. 
Basterebbe non parlarne per stare un pochino più in pace, ammesso che a qualcuno interessi davvero diventare una twit-star (da quanto ne so, nessuno ci si è mai arricchito). Oppure utilizzare il mezzo con sobrietà (più scrivo, più rischio di dire cazzate) e dunque con intelligenza, che poi è la parte più difficile. Fermo restando, in definitiva, che Twitter è utile per un miliardo di cose, tranne che per ottenere un giorno di gloria.