8 marzo 2013

C'è un mondo là fuori

Bisogna che ci mettiamo d'accordo su un punto: le elezioni hanno consegnato l'immagine di un'Italia incerta come mai era apparsa negli ultimi anni. È un presupposto semplice, ma utile – si spera – alla classe politica per analizzare i mille perché di una disfatta. Partendo da qui, un po' sorprende che l'altro giorno, alla Direzionale nazionale del Pd, in pochi abbiano ammesso quale sia stato l'errore principale: avere ignorato, o almeno non avere del tutto compreso, la portata del disagio sociale. 
“Il popolo di Grillo” è difficile da quantificare. C'è uno zoccolo duro, più o meno presente dal 2007, che per davvero si è formato in Rete. Ma è presumibile, visti i risultati ottenuti, che una buona fetta dell'elettorato del M5S provenga dall'area della “protesta”, che non necessariamente ha espresso un voto consapevole. Quanti di quegli elettori, tanto per dirne una (banale, volendo), sono assidui lettori del blog di Beppe Grillo? Poiché la piazza virtuale conta, ma conta anche quella reale – non fosse altro che reali lo sono entrambe – sarebbe gradita una riflessione che vada oltre le etichette e i luoghi comuni. Sono questi ultimi elementi che peraltro hanno sancito la sconfitta del centrosinistra. Le primarie, la cui importanza non può certo essere messa in discussione, hanno permesso ai dirigenti del Partito democratico di raccontare uno spaccato dell'Italia molto limitato e di non considerare adeguatamente il circondario. Lo ha spiegato bene Matteo Orfini, il quale ha dedotto che c'è un mondo là fuori. Quando poi ci accorgeremo che la priorità adesso è la tenuta socioeconomica dell'Italia, allora avremo compiuto un piccolo passo per noi, ma un grande balzo per il Paese.