12 marzo 2013

Confessioni di una mente pericolosa

Un paio di giorni dopo le dimissioni del Papa mi sono confrontato con un'amica vaticanista la quale mi assicurava che, nonostante le voci dei mesi prima, mai avrebbe creduto possibile uno scenario simile. Il fatto che un Papa, a distanza di secoli, abbia deciso di interrompere una prassi consolidata relegando la figura divina ad una dimensione più umana è qualcosa di straordinario e che pone molti interrogativi. Anche sul ruolo del giornalista in questi casi. Lei, consapevolmente, si domandava: come dovrò pormi dinanzi all'evento? Dovrò inseguire lo scoop come fanno in troppi o cercare di offrire uno spunto di riflessione, una chiave di lettura che sia la più verosimile possibile? È quello che dovrebbero chiedersi tanti retroscenisti politici, abili narratori di vicende mai avvenute. 
[Da questo momento in poi, vi avverto, il post sarà di una noia mortale]. 
Molti dei suoi dubbi, in passato sono stati anche i miei. Non da giornalista, piuttosto da blogger. Diciamo che la missione del giornalista, nel bene o nel male, è chiara persino ai non addetti ai lavori (il che spiega le critiche di cui sopra). Quella del blogger ancora oggi - e nonostante la morte dei blog sia stata annunciata da tempo (sull'argomento credo di essere stato chiaro) - è una missione del tutto incomprensibile. Molti amici (alcuni li trovate nella colonna di destra) o hanno di fatto rinunciato a scrivere, o lo fanno con un'incostanza senza eguali; altri si sono trasferiti su piattaforme più prestigiose. I blogger, famosi e non, hanno contribuito in questi anni ad alimentare il dibattito sui singoli temi. Il punto è che adesso tira più un tweet che un carro di blog, e ci sta. Ogni cosa è figlia del suo tempo. E c'è stato un momento (tra dicembre e gennaio) in cui ho pensato seriamente di chiudere il mio, di blog, perché davvero non sapevo più cosa scrivere rispetto a quanto già non facessi per lavoro. Poi ho letto, soltanto pochi giorni fa, questo post di EmmeBi e mi sono convinto che valga ancora la pena tenere uno spazio che tuttavia leggeranno sempre meno persone. 

In questi dieci anni mi sono abituato al fatto che se volevo recuperare eventi di vita privata, fatti di cronaca successi anni prima o certe mie opinioni su una materia, andavo sul blog (mio o di altri) facevo una rapidissima ricerca sul motore di ricerca interno ed ecco che avevo rapidamente ciò che volevo. Insomma, il blog mi è sempre servito come una sorta di personale protesi mnemonica. E sento di avere una sorta di falla di memoria su tutto ciò che è successo negli ultimi due anni. Quindi, concludendo, visto che che in queste ultimi settimane si è ricominciato a parlare di blog e del loro declino (di contatti e di lettura), grazie anche al post del sempre bravo Leonardo, io ricomincio seriamente a riscrivere sul blog. E questa volta lo faccio, davvero, solo per me.

P.s. Peccato che EmmeBi, in seguito, non abbia scritto nulla di nuovo sul suo blog. 
P.p.s. Ho da poco cambiato template, qualcuno se ne sarà accorto. Ecco, questo era uno dei miei passatempi preferiti da neofita.