14 marzo 2013

Del casino tra Italia e India

Vincenzo Nigro offre una chiave di lettura interessante, e oserei dire condivisibilissima, sul casino che si è venuto a creare attorno alla questione dei due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. È una tesi che sostengo da tempo: c'è il rischio di una martirizzazione inopportuna.  

Da oggi l’ambasciatore d’Italia a New Delhi, il bravo Daniele Mancini, è di fatto ostaggio, recluso in India al posto dei due marò. Ovvero: un funzionario dello Stato del tutto incolpevole del reato di avere ucciso per errore due pescatori viene trattenuto al posto dei due presunti responsabili dell’incidente. Perché questo è il problema: l’Italia, il governo, i partiti della destra e della sinistra, hanno tutti dimenticato che in questo caso ci sono due morti. Da noi abbiamo trasformato i due marò in eroi per utilizzarli a scopi di propaganda, facendoli passare per vittime (al limite sono vittime del modo non professionale con cui il minstro La Russa ha fatto regolare quel tipo di missioni). In India invece le vere vittime (di cui poco importa agli stessi politici indiani) sono diventate il simbolo di un orgoglio nazionale che è stato sfidato e adesso sfregiato con la furbata di non far rientrare i 2 marò.