1 marzo 2013

In tempi di vacche magre

A dire il vero, convinto dai sondaggi, mi ero preparato un discorso sul perché Bersani mi era piaciuto in campagna elettorale. Ritenevo, sbagliando, che essere sobri in tempi di vacche magre rende un servizio migliore di qualsiasi iperbolica promessa (tranne che per le smacchiatine ai giaguari, si intende). Che io abbia sottovalutato il solito Berlusconi e la portata dello "tsunami" di Grillo è un problema relativo. Che lo abbiano fatto gli stessi dirigenti del Pd è un problema ben più grave (per inciso: Bersani ha perso qundo ha cominciato a cincischiare concetti astrusi, mostrando una sicumera che in politica è un po' come mostrare il fianco agli avversari). Infine, che ora si prospetti la possibilità di un governo Cinque Stelle - c’è qualcuno, anche vicino al Partito democratico, che sembra quasi auspicarlo - sconfessa quello stile, a mio avviso appropriato in tempi di vacche magre, e conferma una cosa vecchia come il cucco: si vota con la pancia il più delle volte, persino in tempi di vacche magre. 
Certo, sarebbe preferibile, in tempi di vacche magre, che l'elettorato ponderi la scelta nel segreto dell'urna e che non si presti ai giochi di esperti demagoghi. Se ciò non avviene è perché evidentemente quegli esperti demagoghi prediligono la via più semplice, anziché raccontare la verità. Una cosa del tipo: Stiamo messi male, dobbiamo uscirne tutti insieme, i miracoli non esistono.
Per banale che sia è il medesimo motivo per cui tirare per la giacchetta i grillini al solo scopo di dire loro, in un secondo momento, “visto? non eravate in grado” è deleterio e non poco. Come lo sarebbe, in alternativa, confidare in un governissimo perché così “manteniamo il punto e al prossimo giro prendiamo il 50%”. La situazione è già abbastanza complicata. Chiedere un minimo di serietà, data la situazione, non dovrebbe essere particolarmente pretenzioso. O no?

Ps. L’ipotesi di un Renzi premier che faccia da collante tra le diverse anime che compongono il nuovo Parlamento mi sembra un tipico retroscenismo politico. Un esercizio di scuola, diciamo, a cui peraltro il diretto interessato ha risposto nella maniera più logica possibile.