29 marzo 2013

In un Paese che non ha conosciuto B.

Allora: ci sono tre forze politiche che pesano, chi più chi meno, allo stesso modo. A farla semplice, e dovremmo farla semplice, basterebbe che almeno due di queste tre forze (più una terza, minoritaria) si mettessero d'accordo su un programma condiviso da attuare in un lasso di tempo che sia ragionevole per tutti (cittadini compresi). La presidenza del Consiglio dovrebbe spettare alla forza che vanta la maggioranza relativa e il governo verrebbe composto dalle migliori personalità degli schieramenti che insieme garantiranno il sostegno all'esecutivo (e qui potremmo vederne delle belle). La forza di maggioranza relativa, intanto, si è aggiudicata le presidenze di Camera e Senato e dovrebbe dunque “contrattare” con le altre un nome spendibile per il Quirinale (e ce ne sarebbero, volendo) al termine del mandato di Giorgio Napolitano. 
Ora, tutto questo dovrebbe accadere in un Paese che non ha conosciuto Silvio Berlusconi. Sono pertanto comprensibili “le condizioni inaccettabili” a cui ha fatto cenno Bersani ieri sera. Solo che viene da chiedersi, ancora una volta e a distanza di vent'anni, dove erano prima tutti quelli che tra le file del Pd non vogliono oggi un'alleanza con il Pdl. Tutte quelle misure – comunque indispensabili – a cui Bersani in campagna elettorale (e anche dopo) aveva promesso di mettere mano, arriverebbero fuori tempo massimo se riferite ad un'unica persona. Bersani, invece, ha preferito corteggiare il M5S, non è chiaro sulla base di cosa, senza proporre loro una concreta responsabilità politica (che a onor del vero mai avrebbero accettato). E viste le voci che circolano in questi frangenti, non si capisce perché soltanto ora ci si ricorderebbe di chiamare in causa papi neri o presunti salvatori della patria, prima accantonati e successivamente chiamati alla bisogna. Surreale.