11 marzo 2013

Se c'era Renzi

A dirla tutta, non appartengo alla parrocchia di quelli che se c'era Renzi. Non si deve vivere di rimpianti, lo ha sottolineato più volte lui stesso. Renzi non c'era e il risultato è stato quello che è stato. E non sappiamo, né possiamo esserne certi, che con lui le cose sarebbero andate diversamente. 
A Renzi è stato detto di tutto: che fosse di destra, una sorta di Tony Blair (dimenticando, forse, che Blair oltre a rivoluzionare il Labour ha vinto le elezioni, persino) e che con il Pd ci azzeccasse poco. Renzi proviene da un'altra scuola rispetto a parte dell'establishment democratico, ma il peccato originale – anche per chi milita tra le file più centriste del partito – è la rottamazione a tutti i costi invocata dal sindaco di Firenze. Nelle ultime due settimane i quotidiani – in particolare il Corriere della Sera – gli hanno attribuito qualsiasi sotterfugio: da un'improbabile entrata in tackle quale presidente del Consiglio (smentita immediatamente, per ovvie ragioni) fino ad un'ipotetica operazione di dossieraggio ai danni di alcuni dirigenti (con Orfini che, giustamente, risponde almeno ai retroscena giornalistici). 
Se c'era Renzi probabilmente si sarebbe dovuto cercare il dialogo con Grillo (o chi per lui) secondo il medesimo schema. O forse no, vai a sapere. Ma se c'era Renzi sarebbe stato perché l'elettorato, quello di riferimento, esprimendosi in maniera netta, avrebbe anticipato una rottura che poi si è verificata il 24 e 25 febbraio. Le primarie, per farla breve, hanno creato un equivoco, fomentato proprio dall'interno come se l'universo Pd corrispondesse all'universo mondo. Ma la rottura con il passato, che c'è stata, ha rappresentato la protesta e poco più. Gli zoccoli duri sono legati anima e corpo agli establishment. Oltremanica il Labour cambiò perché i cittadini pretendevano cambiamento (Blair fu più abile di altri a comprenderlo), la situazione in Italia da sempre è stagnante. Non è una critica a Bersani e neppure un rimpianto per la mancata vittoria di Renzi alle primarie (non si deve vivere di rimpianti, no?). È una constatazione su ciò che siamo e su ciò che non riusciamo ad essere. Nel centrodestra è successo qualcosa di simile, a ripensarci. Senza Berlusconi il Pdl era dato a pochissimo, con Berlusconi (e qualche battuta piazzata là dove serviva) il Pdl ha recuperato terreno in un lasso di tempo alquanto breve. Poi c'è stata la protesta, per l'appunto, che ha scombussolato i programmi di tutti. Ma questo è un altro discorso.