26 marzo 2013

Tutto da rifare

La Corte di Cassazione ha annullato oggi con rinvio la sentenza di appello su Amanda Knox e Raffaele Sollecito, accusati di aver ucciso il primo novembre 2007 a Perugia la studentessa britannica Meredith Kercher. Tutto da rifare, quindi. Per correttezza, questo fu il mio editoriale pubblicato su T-Mag il giorno dell'assoluzione. 

Tifo da stadio. Applausi e abbracci da un lato, contestazioni dall’altro. Chi applaude, chi grida “vergogna”. L’immagine della folla fuori dal Tribunale di Perugia che reagisce scomposta alla sentenza d’appello è quella che l’indomani dell’assoluzione di Raffaele Sollecito e Amanda Knox, entrambi accusati di avere ucciso Meredith Kercher nel 2007, rimane maggiormente impressa nella mente. Molto più della commozione dei familiari degli imputati, delle lacrime della Knox subito immortalate in primo piano. Quattro anni di carcere da “innocenti”, secondo i giudici: ecco cosa invece rimarrà scalfito nella vita dei due giovani un tempo fidanzati. 
Certo, la sentenza di lunedì ribalta totalmente il primo grado e i dubbi della famiglia Kercher sono comprensibili. Le loro perplessità sono tipiche di chi si è visto scippare in un modo così cruento l’amore e l’affetto di una figlia, di una sorella. Inutile giudicare in questi casi. 
Ma il primo comma dell’articolo 530 del codice di procedura penale parla chiaro: “Se il fatto non sussiste, se l’imputato non lo ha commesso, se il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato ovvero se il reato è stato commesso da persona non imputabile o non punibile per un’altra ragione, il giudice pronuncia sentenza di assoluzione indicandone la causa nel dispositivo”. Meno comprensibili, dunque, sono le posizioni nette di quanti avrebbero preferito sapere i due ancora in carcere in nome di una giustizia – a quel punto fin troppo fasulla – che avrebbe portato con sé soltanto rancore e incertezza. 
Di innocentisti e colpevolisti il mondo è pieno. Gli schieramenti da Curva Sud sono indicatori stabili della estrema spettacolarizzazione dell’orrore, dei plastici, dei pullman in pellegrinaggio verso il luogo del delitto. La morte violenta di Meredith Kercher, in fondo, non resta impunita. Rudy Guede è stato condannato con sentenza passata in giudicato per concorso in omicidio e il concorso, adesso, apre almeno sulla carta altri scenari che confidiamo siano meno estenuanti. 
Amanda Knox, ritratta come una giovane dannata o come faccia d’angelo alla bisogna. Raffaele Sollecito, considerato colpevole a priori non appena spuntò in Rete una sua foto ambigua che però nulla aveva a che fare con l’omicidio. E mentre sui social network guelfi e ghibellini si dicevano convinti delle proprie ragioni ci si dimenticava troppo in fretta di un’altra sentenza, quella di primo grado ai danni degli agenti che tre anni fa picchiarono Emmanuel Bonsu a Parma. E, ancora, delle cinque vittime sotto le macerie di un palazzo crollato lunedì a Barletta.