26 aprile 2013

Un bel pezzo di storia

A Dallas, in questi giorni, hanno omaggiato George W. Bush. Che poi si è molto autocelebrato con l'inaugurazione del museo-libreria dedicato ai suoi otto anni alla Casa Bianca. C'erano Obama, Clinton, Bush padre (sulla sedia a rotelle), Carter. Una reunion in grande stile, tipo Destiny's Child, in cui persino Clinton e soprattutto Obama hanno elogiato Bush jr. Obama lo ha definito un brav'uomo
All'iniziativa hanno preso parte diecimila persone, tra cui Blair, Aznar e Berlusconi. Questi signori sono coloro che nei primi anni duemila, complice l'11 settembre, hanno fatto il buono e il cattivo tempo a spasso per il mondo. In passato di Bush si è detta ogni cosa. Che incarnasse il male assoluto, che fosse uno stolto giunto alla Casa Bianca come non si sa, che la guerra in Iraq fosse stata programmata da tempo e che l'attentato alle Torri Gemelle, la lotta al terrorismo, gli Stati canaglia, le armi di distruzione di massa, le risoluzioni Onu, che tutto questo insomma, fosse solo un pretesto. Non ritengo Bush tra i migliori presidenti della storia statunitense. Dico però che è stato il protagonista di un'era che vediamo erroneamente già lontana, i cui effetti si ripercuotono ancora oggi. Probabilmente non ci sarebbe stata alcuna primavera araba, alcuna presa di coscienza del mondo mediorientale, se prima non fossero accaduti quegli eventi. Né, forse, avremmo noi cognizione della crisi non solo economica, ma anche valoriale e politica che ha colpito l'Occidente. Viviamo in una fase di transizione di cui non conosciamo gli esiti. Bush alzò il tiro (la guerra preventiva, lo scontro di civiltà), ma è facile presupporre che qualsiasi leader chiamato a traghettare l'America dopo un attacco di quella portata avrebbe agito in eguale misura.