29 aprile 2013

Un Paese un tantino nevrotico

Che siamo un Paese un tantino nevrotico è chiaro, e in definitiva non possiamo neppure biasimarci per questo. Auspicavo ieri un concetto semplice (stiamo sereni), che mi è parso di capire sia piaciuto, forse per deformazione professionale, ad un amico. Lo stesso amico scrive oggi delle parole interessanti sulla coscienza davanti al governo Letta

L’autonomia individuale e della società si realizza mettendo chiari confini e facendoli scrupolosamente rispettare, nella ricerca di un compromesso sufficientemente buono tra coscienza e realtà. Non si tratta affatto di turarsi il naso, mettersi a posto la coscienza, farsi abbindolare dal numero delle donne, giovani o altro. Casomai il contrario essere consapevoli fino in fondo che di compromesso si tratta e lottare per fare tutto ciò che la nostra coscienza ci impone per le tante persone bisognose del nostro martoriato Paese e nulla invece che la nostra coscienza non consenta. Certo che il pericolo dell’abbraccio perverso, dell’inciucio esiste, con o senza governo Letta. Eccome. Ma questa è la prova che sta davanti al Pd – ed a tutti quelli che hanno caro il confronto democratico. Assumersi la responsabilità adulta di fare, di sporcarsi le mani, ma non la coscienza, mettendo meticolosamente i paletti della propria autonomia e libertà. Fare tutto quello che deve esser fatto per i cittadini, dunque come minimo nuova legge elettorale, drastica riduzione costi della politica, incentivi alle crescita per dipendenti ed imprenditori allo stremo, sostegno sociale, diritti civili, innovazione, educazione, senza cedere un millimetro su corruzione, conflitto d’interesse eccetera. 

Chapeau. Certo, sono parole – le mie e le sue – scritte (o almeno pensate) prima della sparatoria nei pressi di Palazzo Chigi. Non che il paradigma cambi, adesso. Cercare immediatamente una verità celata, un pretesto diciamo, non è una buona pratica. Perché peccheremmo di presunzione mista ad arroganza se indicassimo le ombre dei presunti mandanti di un tale gesto scellerato ancor prima dei moventi. 
Però. 
Sarebbe altrettanto irresponsabile negare che alcuni toni esasperati, di fatto conflittuali, in questo momento non giovino a nessuno. E poco importa se i toni esasperati derivano dagli anatemi di Grillo o da quelli di Gasparri (per scomodare i più colpiti dai fautori dell'evergreen “ecco di chi è la colpa”). Non è importante chi dice determinate cose, è importante il messaggio conflittuale che immagazziniamo nella mente. Chi sosterrà un governo di luci ed ombre, raffazzonato e disperato già ai nastri di partenza, dovrà farlo con l'obiettivo del benessere sociale del Paese quale priorità (altra questione è l'opportunità politica di migliorare o respingere specifici provvedimenti). Chi invece resterà all'opposizione – scelta legittima, sia beninteso – avrà ora dalla sua un'occasione storica. Di apparire responsabile, ma sul serio, per la prima volta in vent'anni (sul tema ci siamo espressi a lungo con scarsi risultati. Ricordate i Responsabili di Scilipoti, sì?)
Abbiamo bisogno di entrambi. Tutto qua.

Ps. Giorni a parlare del futuro del giornalismo al Festival di Perugia e poi accadono queste cose qua.