8 maggio 2013

I numeri della violenza sulle donne

“Troveremo tutti i soldi che servono per difendere le donne, non esiste un limite di spesa che possa fermare un governo che voglia difendere le donne dalle aggressioni violente”. L'annuncio è del ministro dell'Interno, Angelino Alfano. E riguarda uno dei temi più dibattuti in questi giorni (da anni, in verità) dopo gli inviti a fare tutto ciò che è necessario per arginare la violenza sulle donne da parte della presidente della Camera, Laura Boldrini. Ora, lo stesso Alfano ha ricordato che “una rotta c'è già ed è il piano nazionale approvato nella scorsa legislatura”. La legge contro lo stalking, ha poi ricordato, “ha funzionato alla grande, ci sono state migliaia di denunce, se ci sarà da irrobustirla lo faremo”. Più che altro sarà opportuno circoscrivere il tipo di reato, così da sviluppare una strategia mirata. Vediamo perché. 
Sono 124 le donne uccise in Italia nel 2012. Un numero cui va sommato quello dei tentati omicidi, riscontrati: 47, almeno. I dati sono stati resi noti a marzo dalla Casa delle donne di Bologna, elaborati sulla base della raccolta di articoli di testate giornalistiche e agenzie di stampa. Infatti un archivio istituzionale (come spiega l'Huffington Post), ad esempio del Viminale, su questo genere di crimini ancora non esiste. Al massimo una distinzione di genere sommaria e quindi non esaustiva, osserva Wired
Ad ogni modo il fatto più sconcertante, secondo le ricostruzioni dell'organizzazione, è che il 60% dei delitti di genere accade all'interno del contesto familiare della vittima. Nel 25% dei casi invece la vittima aveva appena, o comunque da poco, interrotto la relazione con il suo carnefice. 
Nella maggior parte dei casi, il 63% del totale, il delitto di genere accade in casa e molto spesso le donne non sono le uniche persone a morire, in alcuni casi vengono presi di mira anche figli e parenti vicini alla moglie. Nella maggior parte dei casi i femminicidi si consumano nel Nord d'Italia per mano di un italiano (nel 73% dei casi) ai danni di una donna italiana (nel 69% dei casi). Nel 2011, affermano altri numeri, sono morte (in media con il 2012) 127 donne, circa il 6,7% in più rispetto al 2010. Di questi, sette omicidi su dieci sono avvenuti dopo maltrattamenti fisici o psicologici. 
“Un dato interessante che emerge dal rapporto di quest’anno, il solo a segnare una notevole discontinuità rispetto agli anni precedenti – spiega Zeroviolenzadonne.it –, è quello riguardante il numero di casi in cui la stampa riporta l’informazione sulla presenza di precedenti di violenza e maltrattamento contro la vittima effettuati dall’autore. Ebbene se fino al 2011 in quasi il 90% dei casi riportati dalla cronaca tale tipo di informazione non era reperibile, perché l’articolo non ne faceva cenno, oggi sappiamo direttamente dalla stampa invece che il 40% delle donne uccise nel 2012 aveva subito precedenti violenze da quel partner, o ex, che poi l’ha uccisa”. 
Un archivio istituzionale, insomma, sembra indispensabile. Anche se non sempre le statistiche ufficiali dicono tutto. Un esempio viene dalla sicurezza sul lavoro, i cui numeri dell'Inail rilevano negli ultimi due anni una flessione rispetto al periodo precedente per morti e infortuni sul luogo di lavoro (a lungo l'Italia è stata maglia nera in Europa). Ma i dati – è l'osservazione, tra gli altri, dell'Anmil – non contemplano alcune variabili quali la crisi economica (è aumentata la disoccupazione), il lavoro nero e l'assenza, talvolta, di denunce di alcune fattispecie (infortuni in itinere e malattie professionali, sebbene queste ultime abbiano registrato un incremento negli ultimi tempi). 
C'è infine una questione di terminologia, che si sa: le parole sono importanti. Per femminicidio si intende “ogni pratica sociale violenta fisicamente o psicologicamente, che attenta all’integrità, allo sviluppo psicofisico, alla salute, alla libertà o alla vita delle donne, col fine di annientare l’identità attraverso l’assoggettamento fisico e/o psicologico”. Con femmicidio, invece, ci si riferisce a “tutte le uccisioni di donne avvenute per motivi di genere, quindi a prescindere dallo stato o meno di mogli”.

(anche su T-Mag, scritto a quattro mani con Matteo Buttaroni)