6 maggio 2013

La mia, definitiva, su Twitter & Co.

Circa un paio di settimane fa ho avuto il piacere di incontrare, dal vivo, Marco D'Egidio. L'impressione che avevo avuto di lui su Twitter – un ragazzo particolarmente brillante – è stata confermata scambiandoci due chiacchiere a pranzo. Ora, su Twitter, su Facebook, su internet in generale, ci sono i Marco D'Egidio e ci sono gli stronzi, gli intelligenti e gli stupidi, i colti e gli ignoranti. Ovvero le stesse tipologie di persone che incontri per strada, al bar o in fila alla posta. Gli stronzi, a loro volta, possono esserlo di più o di meno, stronzi. E quando esagerano, se va bene insultano, se va male arrivano alle minacce. A volte sono solo parole, in altre occasioni sono reali intimidazioni. 
Tutto il casino che si è creato nei giorni scorsi, dopo che su Repubblica è stata pubblicata una conversazione tra Laura Boldrini e Concita De Gregorio, è con ogni probabilità derivato dal titolo, fuorviante (vero), ma allo stesso tempo foriero dell'attenzione che spesso il pubblico presta agli articoli: “Boldrini: 'Io, minacciata di morte ogni giorno. Non ho paura ma stop all'anarchia del web'”.
In verità, leggendo l'articolo, ci si accorge che Boldrini non invoca alcuna legge ad hoc (lo hanno fatto notare in molti, piuttosto sono altre le osservazioni che andrebbero analizzate e comprese all'interno dell'intervista), fermo restando che le regole esistono: basterebbe all'occorrenza applicarle.
Al solito si è parlato un po' troppo di una questione che, a pensarci meglio, cela tra le righe ovvietà che non si capisce per quale motivo vogliamo, tutte le volte, far passare per casi clamorosi. Ad esempio, Gianni Riotta (non me ne voglia se minimizzo così il suo lavoro), avrebbe potuto concludere Il web ci rende liberi? al capitolo quinto, quando afferma: 

Credere che ogni mezzo di comunicazione – la stampa, il telegrafo o il web – abbia «un solo possibile uso», determinato a priori dalla tecnica, esclude il fattore umano, personale, che resta invece il più ricco e sorprendente. Non importa che la «stanza» sia più intelligente di chi la compone (Weinberger), e neppure quanta «eco» di confusione comporti (Sunstein). È la reazione degli individui, uomini e donne che affollano la «stanza», a produrre di volta in volta reazioni uniche, imponendosi sugli echi negativi, soffrendo e liberando intelligenza collettiva o invece appiattendosi al conformismo.