30 maggio 2013

Se a mancare è la cultura del sondaggio

Il sondaggio influenza la realtà? Non più dei media, della politica o degli opinion leader nel proprio settore di riferimento. Anzi: il sondaggio rafforza un’idea, non la cambia. Parola di sondaggisti.
Agli Stati generali della comunicazione politica, evento curato da Spinning Politics in programma a Roma dal 28 al 30 maggio, si è discusso dello “spauracchio” delle ultime settimane. Complici i recenti appuntamenti elettorali, i sondaggisti sono finiti sul banco degli imputati, colpevoli – secondo diversi commentatori – di non avere azzeccato in occasione del voto del 24 e 25 febbraio gli instant poll (che davano il centrosinistra in netto vantaggio rispetto alle altre coalizioni) per essere smentiti più tardi dalle prime proiezioni (che si basano su dati reali). “Falliscono i sondaggi”, titolarono i giornali l’indomani delle elezioni.
“La verità – ha ribattuto Carlo Buttaroni, presidente di Tecnè, nel suo intervento alla Luiss per gli Stati generali della comunicazione politica – è che il Pil viene sovrastimato dal governo, ma ci si preoccupa solo dei sondaggi. È vero: c’è chi utilizza i dati in maniera scorretta, ma i sondaggisti non ne trarrebbero alcun vantaggio perché il giorno dopo è con il mercato che dovranno confrontarsi”. 
Secondo Antonio Noto di IPR Marketing, per tornare alla domanda di partenza (e cioè se il sondaggio può essere considerato uno strumento di manipolazione), quando si effettua una rilevazione il cittadino ha l’opportunità di “esprimere un’opinione che stimolerà il dibattito”. Detta in altri termini: il sondaggio fotografa qualcosa che è già avvenuto, non prevede il futuro. Pretenderlo è un esercizio velleitario e se il Movimento 5 Stelle, ad esempio, è stato sottostimato alla vigilia del voto, ciò è dipeso da un fenomeno di portata straordinaria, difficile da captare. Di qui l’esigenza di tarare nuove unità di misura. “Il nostro compito – ha osservato Buttaroni a tale proposito – è misurare l’opinione pubblica, ma in Italia quello della ricerca è un mercato povero. Da noi si investe meno che in altri Paesi europei, in particolare in Francia. Uno dei problemi è la pubblica amministrazione e le gare al ribasso che ha istituito. Poi c’è la ‘trasposizione mediatica’ del sondaggio. L’esperienza di Tecnè con Sky, anche durante le amministrative di pochi giorni fa, è estremamente positiva perché abbiamo avuto la libertà di sviluppare una metodologia che si è rivelata efficace. A Sky abbiamo trovato l’ambiente ideale, il giusto connubio tra divulgazione scientifica e informazione. È il tipico approccio di stampo anglosassone, una rarità in Italia. Spesso, al contrario, capita che il committente richieda di formulare le domande in un certo modo, non agevolando il lavoro del ricercatore. Ma il sondaggio è uno strumento scientifico, non uno strumento editoriale”. 
Giustappunto: avete presente i sondaggi che propinano di tanto in tanto i giornali online? Basta un clic e si può rispondere alla domanda del giorno. Ecco, è la chiosa di Noto, è opportuno che si inizi a chiamare “sondaggio” ciò “che segue un metodo scientifico”. Ma per farlo, è stato infine ribadito, serve una cultura del sondaggio che in Italia è piuttosto carente.

(anche su T-Mag)