7 giugno 2013

Il business della sigaretta elettronica

Il Consiglio superiore di sanità ha espresso qualche giorno fa un parere sull'eventuale collocazione delle sigarette elettroniche contenenti nicotina tra i medicinali, pur in assenza di una esplicita destinazione d’uso (medicinali "per funzione"), nonché su una metodologia per la valutazione della pericolosità di tali articoli messa a punto dall’Istituto superiore di sanità nella relazione del 20 dicembre dello scorso anno. 
Il Css ritiene che non vi siano, allo stato delle conoscenze, sufficienti evidenze per far rientrare le sigarette elettroniche tra i medicinali "per funzione". In aggiunta – è stata poi la precisazione – è opportuno vietarne l'utilizzo all'interno delle scuole, non vendere le sigarette elettroniche ai minorenni e regolamentare in questo senso la pubblicità. Si rende cioè necessario capire che tipo di prodotto sia, sicuramente non uno strumento banale che, piuttosto, potrebbe indurre al tabagismo. Soprattutto i più giovani. Ma quello delle e-cig è un mercato in espansione e ora il difficile, in caso di provvedimenti restrittivi, sarà spiegarlo ai tanti esercenti che hanno individuato nelle sigarette elettroniche un business particolarmente vantaggioso. 
I principali utilizzatori di sigarette elettroniche hanno tra i 15 e i 24 anni. In questa fascia di età, infatti, il 23,6% è per le e-cig, l’11,6% fuma le classiche sigarette. Secondo un’ indagine dell’Istituto superiore di sanità (condotta insieme alla Doxa), sono due milioni gli italiani che hanno provato le sigarette elettroniche (500 mila, invece, gli utilizzatori abituali). Ma solo il 10% - dato importante, questo – tra coloro che fumano e-cig hanno poi abbandonato il tabacco tradizionale. Il 44,4% ha diminuito leggermente, il 22,9% ha diminuito drasticamente e il 22,1% non ha modificato le abitudini di sempre. In soldoni: l’89,4% dei consumatori di e-cig sono ancora fumatori ed infatti il 95,6% di essi utilizzano quelle con nicotina. Più in generale, secondo i dati dell’Associazione nazionale fumo elettronico (Anafe), a livello nazionale dovrebbe aggirarsi attorno al milione il numero degli “svapatori” utilizzati, per una spesa media a carico dell'utente di 450 euro. Il fatturato del settore nel 2012 si è attestato sui 350 milioni di euro e il numero dei punti vendita nel medesimo arco temporale è arrivato a quota 1.500. Le stime per il 2013 parlano di oltre duemila punti vendite entro il primo semestre. Anche nel Regno Unito le statistiche non si discostano di troppo. Stando ai dati della Ecca, (e-cigarette consumer association), la crescita del settore dovrebbe essere vicina al 50% annuo e l'eventuale decremento, se ci sarà, non si registrerà prima del 2014 per un mercato che vale da dieci a 70 milioni di sterline. 
Dagli Stati Uniti rimbalza invece la notizia di circa 3,5 milioni di americani utilizzatori di sigarette elettroniche.

(anche su T-Mag)