7 giugno 2013

Le intercettazioni e il caso Prism

Milioni di statunitensi intercettati e controllati dalla Nsa (l'agenzia per la sicurezza nazionale americana) tra i clienti della compagnia telefonica Verizon; le conversazioni e i movimenti “spiati” tramite il progetto Prism che permette l'accesso ai server delle maggiori società online (Microsoft, Yahoo!, Google, Facebook, PalTalk, Aol, Skype, Youtube e Apple): l'inchiesta del britannico Guardian (a cui ha fatto seguito l'altra inchiesta, quella del Washington Post) ha messo in risalto pratiche dell'amministrazione Obama irrispettose – è la principale accusa – delle libertà individuali e dei diritti costituzionali. Ma negli Stati Uniti, fa notare invece qualcuno, tale procedura (in teoria utile alla lotta al terrorismo) è conforme al Patriot Act, la legge federale varata sotto l'amministrazione Bush dopo l'11 settembre. 
Quello delle intercettazioni è un tema particolarmente dibattuto, tanto negli Stati Uniti quanto in Italia. Se oltreoceano vengono promossi programmi capaci di passare al setaccio una mole imponente di file, mail e informazioni sui siti visitati (allo scopo di scovare possibili minacce oltre i confini nazionali), nel nostro Paese le intercettazioni informatiche e telematiche rappresentano appena l'1,6% del totale. Di gran lunga si utilizzano quelle telefoniche (90%) che però, secondo la Direzione generale di statistica del ministero della Giustizia, sono calate nel 2011 (121.072 i bersagli intercettati) rispetto al 2010 (139 mila). Tali strumenti di indagine hanno un costo non indifferente, sebbene in diminuzione negli ultimi tre anni. Nel 2011 tuttavia sono stati spesi 225.987.178 euro (Eurispes, Rapporto Italia 2013). 
I due casi sono ben distinti, naturalmente. Al netto di tante polemiche che hanno fatto da cornice al dibattito pubblico italiano lo strumento è molto utilizzato, ad esempio, nel contrasto alle mafie. Ciò di cui si parla in questi giorni negli Stati Uniti comprende non solo potenziali bersagli (ipotizziamo terroristi, quindi), ma comuni cittadini. E i dubbi sollevati dal Guardian oltre che dal Washington Post contemplano il presunto utilizzo improprio di Prism, che traccia i movimenti online degli utenti al di là delle minacce o delle emergenze. Google, Facebook ed Apple hanno smentito di esserne a conoscenza e di fornire i dati su precisa richiesta. Ad ogni modo – Mother Jones ha ripercorso le tappe della sicurezza nazionale imposta dopo l'11 settembre – il New York Times ha definito la vicenda un “abuso di potere”, aggiungendo che “l'amministrazione Obama ha perso ogni credibilità”. È possibile però che la bolla si sgonfi nel giro di qualche settimana. Come ricorda Fabio Ferri su Sfera pubblica, “negli Usa il concetto di privacy e spionaggio è cosa seria. Anche se Prism, nato con Bush e cresciuto con Obama, non sarà forse un nuovo caso Watergate: proprio perché il controllo è diffuso, decentralizzato e non puntuale”.

(anche su T-Mag)