25 giugno 2013

Ora fate voi

Se all'interno di questo piccolo spazio ho scritto poco nelle ultime settimane è stato per due ragioni di fondo. La prima, quella che dovrebbe interessare meno, è che sono concentrato su progetti per cui il tempo a disposizione scarseggia alquanto. La seconda è che la politica italiana – dato che generalmente, qui, parlo di politica – è divenuta di una noia tale da non trovare alcunché di interessante da dire. Perché non si scrive solo per il gusto di farlo, si scrive soprattutto se hai qualcosa da comunicare. E ora, francamente, non ho (a parte quello che mi tocca per lavoro). 
Dice: caso strano ti riaffacci l'indomani della condanna in primo grado a Berlusconi. Vero, ma è una casualità. Non ho apprezzato nei giorni scorsi l'arrapamento collettivo di giornalisti e operatori ad ogni epurazione pentastellata, non sopporto (ormai non più) i continui ripensamenti di Renzi e di quanti non riescono proprio a digerirlo (per quanto siano abbastanza chiare le prossime mosse di Renzi e di quanti non riescono proprio a digerirlo). Abbiamo un governo che è un'evidente anomalia e allo stesso modo una necessità dettata dal momento, tuttavia a rischio; abbiamo la Roma liberata che però continua a contare le sue vittime; abbiamo sedicenti guru, alcuni futuristici altri deliranti. Non abbiamo, in compenso, una visione del Paese che dovremmo essere. Perché va bene svolgere i compiti a casa, chiudere la procedura per deficit eccessivo, ristabilire piani per la crescita (che in Italia manca da una vita, altro che crisi). Ma i numeri, da soli, servono a poco se prima non recuperiamo il peso di ciò che è opportuno e di ciò che non lo è. La sentenza di condanna emessa dal tribunale di Milano ai danni di Berlusconi – soprattutto le reazioni scomposte dei fedelissimi quanto le scene di giubilo degli acerrimi nemici – riporta le cose al loro posto. Quelle cose, badate bene, per le quali a fasi alterne della nostra vita si è discusso delle solite quisquilie. Vent'anni per ricordarsi della potenziale ineleggibilità di Berlusconi: tanto basterebbe a derubricare la faccenda a una nota a piè di pagina, di quelle però irrilevanti. 
Il berlusconismo sta giungendo al capolinea (anche se stavolta non commetterò l'errore di sottovalutarlo) un po' per raggiunti limiti di età del suo massimo esponente e un po' perché la decisione dei giudici sul caso Ruby è una mazzata tra capo e collo non indifferente che mina l'immagine pubblica e privata dell'ex premier, il quale in linea teorica non finirà dietro le sbarre (come invece auspica qualche esaltato) né verrà interdetto dai pubblici uffici fino a sentenza passata in giudicato (in quanto pena accessoria). Si concluderà comunque un capitolo, ma resterà il rammarico per la sinistra di non essere riuscita a sconfiggerlo in via definitiva sulla base di una visione del Paese valida e alternativa. Una visione che è mancata pure nel centrodestra affabulatore di questi anni. 
Ora fate voi che avete ancora voglia di scrivere di politica.