3 giugno 2013

Rinnovando la carta d'identità

Devo rinnovare la carta d’identità, scaduta qualche settimana fa. Scopro che l’ufficio municipale chiude alle 12, perciò mi affretto che oggi è quasi un miracolo se riesco ad avere del tempo a disposizione. Arrivo sul posto. Lego il motorino. Mi avvio. Chilometri di file in spazi angusti. Per chiedere informazioni al gabbiotto preposto ho dovuto superare non so quanti ostacoli. Però risolvo qualche dubbio sulla documentazione, che pago poco più di cinque euro (perché la carta mi serve anche per l’espatrio e il timbro non basta). Compilo il foglio e nel frattempo un ragazzo di 33 anni proveniente dal Bangladesh, cuoco a Roma e alle prese con le difficoltà dell’italiano, mi chiede aiuto per la prima emissione del documento d’identità. Gli spiego, coadiuvato da una signora, quali sono i campi da riempire, cosa scrivere e cosa no e cosa è superfluo. Un po’ a stento riusciamo nell’impresa. “Grazie”. “Figurati”. Gli sportelli dedicati alla nostra pratica vanno a rilento. Attenderemo un’ora almeno, prima che arrivi il nostro turno. Finalmente tocca a me, che ci impiego pochi minuti, giusto il tempo di essere richiamato per prendere il documento nuovo e ancora da piegare. Alla mia sinistra il ragazzo del Bangladesh viene mandato via (senza troppa cortesia, devo dire) perché le carte presentate per concludere l'iter sono incomplete e comunque non può ottenere il documento d’identità prima di 45 giorni. 
Ordinaria amministrazione. Scene che capitano a chiunque con scadenza quotidiana. E che spiegano molto del nostro sgangherato Paese.