5 luglio 2013

Il rapper che dice di essere un dio

Ok, lo sappiamo. Si crede un dio e forse ce lo dirà altre volte in futuro. Anni fa la madre, morta nel 2007 per delle complicazioni sorte dopo un intervento di chirurgia estetica, paragonò il figlio a Gesù. Non proprio a Gesù, a dire il vero. A quello che Gesù professava. Il messaggio di Kanye – era in soldoni il ragionamento – raggiunge la massa, un po’ come il Verbo. Cuore di mamma. 
Tale madre tale figlio, Mr. West a giugno pubblica Yeezus, un album controverso al cui interno è presente un brano che più chiaro non si può: I am a God. È importante sottolinearlo: Kanye non dice sono Dio, che sarebbe suonato un tantino blasfemo. Si accontenta di essere un dio. Della musica, dell’arte, della moda. Non ha peli sulla lingua, Kanye. Senz’altro ricorderete la scena isterica sul palco dei Vma 2009. Era giunto il momento di premiare il miglior videoclip femminile e inaspettatamente Taylor Swift fece mettere a sedere le altre pretendenti. Le altre, appunto: tra queste c’era Beyoncé, già Mrs. Carter. Kanye prese la parola interrompendo i ringraziamenti di rito della giovane cantante country e tentò di arringare il pubblico con uno sproloquio sul video di Single Ladies, a suo dire tra i più belli degli ultimi tempi e quindi meritevole di maggiori attenzioni. La povera Taylor, paonazza in volto, restò immobile. Beyoncé evidentemente in imbarazzo. Obama in persona gli diede in seguito del jackass. Del somaro, ad essere buoni nella traduzione. Ma lui fa spallucce e all’occorrenza azzarda paragoni quantomeno opinabili. In una recente intervista al New York Times si è autodefinito parlando in terza persona, novello Giulio Cesare, lo Steve Jobs “dell’epoca di internet, dell’eccellenza e della moda”. 
Ok, lo abbiamo capito. Il personaggio non è dei più simpatici in circolazione. Ambizioso lo è sempre stato, ma agli esordi ebbe almeno la premura di presentarsi in punta di piedi. In principio nessuno sapeva chi fosse il giovane beatmaker autore di grandi successi di Jay-Z. Poi nel 2004 venne il momento del grande salto, con The College Dropout. Kanye riuscì nell’impresa di rimodellare l’hip hop, portando una ventata d’aria fresca dai tempi della golden age. E non era cosa di poco conto in una fase storica in cui la musica black si avvitava su se stessa, tra i soldi a palate di artisti impresentabili e il sound aggressivo del moderno south, particolarmente in voga in quel momento. 
Poi qualcosa è cambiato in Kanye: il primo incontro con i Daft Punk in Graduation, la sperimentazione di diversi generi, la cura maniacale per l’art dei suoi dischi o videoclip (avete presente il video di Power? ecco), il voler essere sempre al centro dell’attenzione o la smania di diventare una specie di Michael Jackson, sono stati elementi che ne hanno mutato i connotati artistici. Anche le frequentazioni non sono da sottovalutare. Sempre più vicino al mentore Shawn Carter, insieme rilasciano nell’estate del 2011 Whatch the Throne. Tra smargiassi o c’è feeling o ci si detesta, nel loro caso c’è feeling. Collabora con la gallina dalle uova d’oro del pop internazionale, il ragazzino canadese Justin Bieber. Si fidanza con la modella dalle taglie forti Amber Rose. I due si lasciano (più tardi lei troverà la felicità con un altro rapper, Wiz Khalifa) e Kanye si rifà con la più famosa delle sorelle Kardashian, Kim. Presto si sposeranno a Parigi, assicurano i beninformati. Intanto si portano avanti con il lavoro e mettono su famiglia. 
Si può annunciare al mondo la nascita della primogenita e aver programmato da qualche settimana l’uscita dell’ultimo album per l’indomani? Sì, se sei un dio. O se ti chiami Kanye. È il 18 giugno ed ecco che Yeezus vede finalmente la luce, come la figlia il giorno prima. Buona parte della critica e i fan acclamano l’artista quale genio della musica mondiale. Yeezus è una commistione di suoni che include nuovamente i Daft Punk, ma anche Hudson Mohawke e Rick Rubin a supervisionare l’intero prodotto. Dieci tracce, a tratti melense, ma comunque originali (definirlo capolavoro, tuttavia, ci costa fatica). Uno stile minimalista e al contempo ecclettico, il suo. Kanye è lo Steve Jobs dell’hip hop o di ciò che ne resta, confermano. Ok, lo abbiamo constatato. Magari non piacerà a tutti tutti, ma a molti sì. E quei molti sono sparsi per il globo. Non c’è cantante rock, pop star o rapper di successo che non abbia ancora fatto i conti con lui, se non altro in termini di vendite. 
È il bello di essere un dio. Puoi paragonarti a chi ti pare. Parlare di te in terza persona. Competere con chiunque. Vestirti in modo stravagante. Fare ciò che ti passa per la testa. E se ti chiami Kanye persino qualcosa in più. Ad esempio puoi sbizzarrirti nella scelta del nome da dare alla tua primogenita: North. 
North West. Nori, per papà e mamma. 

(anche su T-Mag e prima ancora su NerdMagazine)